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Longevity r_Evolution · 18 Aprile 2026
Atti integrali del Convegno
Alexander Palace · Abano Terme · 22 interventi
Il resoconto integrale di tutti gli interventi del convegno, nell'ordine in cui sono stati pronunciati. Il testo è stato trascritto dalla registrazione video, poi corretto e uniformato senza riscriverlo: sono state tolte ripetizioni e intercalari, ma le parole sono quelle dette in sala. Dove la registrazione non è comprensibile il testo riporta [inc.]. Ogni capitolo porta al punto esatto del video e alle slide proiettate dal relatore. La versione di sintesi resta disponibile nella pagina Atti del Convegno.
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Indice
Le slide dei relatori
Capitolo 1
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Apertura dei lavori

Barbara Finotto — Cerimoniere Distretto 108 Ta3

Buongiorno a tutti, vi prego di accomodarvi.

Buongiorno a tutti e benvenuti qui all'hotel Alexander. Sono Barbara Finotto, il cerimoniere del Distretto Lions 108 Ta3. Vi do nuovamente il benvenuto a questo primo congresso della Longevity r_Evolution Lions. Grazie.

Do il benvenuto qui oggi a tutte le autorità Lions e civili e a tutti voi che avete dedicato, come del resto quelli che ci seguono in streaming, questo bellissimo sabato 18 aprile qui ad Abano.

Bene, cominciamo intanto a dire come mai questo congresso Longevity r_Evolution, e perché. Questo congresso si comporrà in due parti: avrà una prima parte dove ci sarà la presentazione dei risultati del lavoro congiunto di gruppi Lions e non, e una seconda parte, di un Tavolo Tecnico Scientifico sulla longevity.

Direi che ora passiamo ai saluti. Abbiamo il piacere di avere qua i Governatori dei distretti: il nostro Governatore, il padrone di casa, il Governatore Roberto Limitone del Distretto 108 Ta3; la nostra Antonella Genovesi del Distretto 108 Ta1; e Paolo Pacorig, Governatore del Distretto 108 Ta2, per un breve indirizzo di saluto a entrambi. Prego, Governatore.

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Capitolo 2
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Saluto della Presidente del Consiglio dei Governatori

Rossella Vitali — Presidente del Consiglio dei Governatori, Multidistretto 108 Italy (in collegamento)

[Il Governatore Roberto Limitone annuncia il collegamento con la Presidente del Consiglio dei Governatori del Multidistretto 108 Italy, Rossella Vitali. Seguono alcune prove audio.]

Io vi sento abbastanza bene. Buongiorno a tutti.

Mi scuso innanzitutto di non essere con voi oggi, ma io sono in questo momento a Rapallo, [inc.] del teatro [inc.] di Rapallo: tra un po' inizierà il festival dell'autismo. Questo evento è un evento distrettuale, [inc.] e fortemente organizzato dal Governatore Gaia Magnieri, quindi è sempre un evento a carattere nazionale già programmato. I due eventi si sono accavallati, ma non fa niente: sono con voi in questo momento grazie alla tecnologia.

Innanzitutto, complimenti a chi ha organizzato: al Governatore Roberto Limitone, ai Governatori del Ta1, Antonella Genovesi, e del Ta2, Paolo Pacorig. Non li vedo, ma credo saranno lì con voi.

Io posso dire senza tema di smentita che questo Tema di Studio, che quest'anno è stato scelto al congresso di [inc.], ha avuto un'attenzione, una sensibilità da parte di tutti, soprattutto dei soci Lions e dei non Lions, che hanno avuto modo così di conoscerci e di apprezzare lo sforzo e l'impegno che noi stiamo mettendo nell'avvicinarci sempre più a quei temi che nel tessuto sociale sono importanti, presenti e sono sicuramente da attenzionare. Questo ha permesso lo svolgimento, con successo, di tantissimi eventi nei distretti. Ad alcuni sono riuscita a partecipare online, ad altri in presenza.

Secondo me tutto questo momento di attenzione, oggi come in altri casi, deve essere [inc.].

Il primo binario è quello di considerare come, ovviamente, nel tessuto sociale l'età media si alza, l'età media si è alzata: è un dato che non possiamo naturalmente trascurare, e questo comporta naturalmente un'attenzione dei Lions alla qualità di vita delle persone che vivono [inc.]. Si vive più a lungo, senz'altro bene, perché ci aiuta la medicina, ci aiuta la ricerca, ci aiuta la consapevolezza della corretta alimentazione, lo sport, il movimento, ci sono tutte quelle notizie, quelle informazioni proprie della società odierna, che quindi di per sé allungano la vita. Ma come viviamo? Qual è la qualità della vita a livello psicologico, a livello di inserimento sociale, a livello di pratica del quotidiano di persone che magari non sono più nel mondo del lavoro, [inc.]?

E al tempo stesso, come si coniuga la presenza di queste persone nel tessuto sociale, importantissima, con le giovani generazioni, cioè le persone giovani che dovranno affrontare l'esistenza e che dovranno essere loro i protagonisti del futuro e della vita quotidiana.

E io credo che il tema della longevity, da questo punto di vista, sia anche il tema del compromesso, il compromesso tra questi due [inc.] generazionali, che consente alle persone [inc.] di essere più sensibili, di essere utili per i giovani come guida, come conforto, come sostegno, come aiuto, e quindi di valorizzare la loro presenza; ai giovani, di approfittare del senso buono [inc.], dell'esperienza, dell'aiuto e del supporto delle persone che hanno già vissuto la vita e che possono essere senz'altro vicine. Se solo pensiamo al ruolo dei nonni, [inc.] grandissimo riferimento per le giovani generazioni, di sostegno per la famiglia italiana, pensiamo già a un momento di [inc.].

E la longevità, che è intesa come ricerca medica tesa a migliorare la salute non soltanto fisica ma anche psicologica: sappiamo che si dice «mente sana e cuore sano».

Quindi certamente il nostro impegno da Lions in questo Tema di Studio è un impegno che va in ottica di sensibilizzare, con eventi, momenti di studio, di ricerca e di attività, a un tema sempre più importante e sempre più [inc.]; quello di creare anche occasioni di incontro tra le due generazioni, e quello di portare il contributo di persone attente ai bisogni, attente ai cambiamenti della società e sensibili a riflettere su quelle che possono essere le risposte ai cambiamenti in atto, sociali, ma anche economici e anche psicologici.

Per cui io vi auguro una buona giornata di lavori, una buona mattinata ricca di studi, di eventi che possano essere di auspicio per il futuro, di continuità, perché il Tema di Studio non finisce nell'anno sociale di quest'anno, ma dovrà necessariamente proseguire con attività successive. Che sia questa giornata un'inaugurazione, come lo è per tante cose, di un progetto più lungo, più [inc.] e più importante.

Quindi buona giornata a tutti, un abbraccio figurativo e effettivo a tutti, soprattutto ai miei Governatori. Un abbraccio, buona giornata.

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Capitolo 3
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Saluto della Città di Abano Terme

Federico Barbierato — Sindaco di Abano Terme

Beh, è un tema che Abano interpreta, o cerca di interpretare, da moltissimo tempo. Abano non è solo la città della cura, ma è la città della longevità attiva, dove si cerca di dare un significato a tutte le stagioni della vita, ognuna delle quali è in relazione con quella che l'ha preceduta. E sono stagioni della possibilità, tutte.

E noi come città oggi ci domandiamo che tipo di visione deve portare questa città che accoglie milioni di visitatori da tutto il mondo. Ultimamente moltissimi italiani hanno riscoperto il valore della prevenzione, della cura. Abano Terme, sapete, è la regina delle terme non solo in Italia ma anche in Europa, lo dico con un po' di soddisfazione. È anche giusto evidenziare i numeri di questa città, che sviluppa circa 460 milioni di valore aggiunto ogni anno ed è fra le prime 30 in Italia, pur avendo poco più di 20.000 abitanti.

Allora la domanda di oggi non è solo vivere più a lungo, ma come vivere meglio più a lungo. E questo impatta molto anche sull'idea di città, sull'idea di rete che la città deve fare con le associazioni come la vostra.

Mi fa molto piacere, e ho ringraziato poc'anzi il Governatore, l'avvocato Limitone, perché qui ad Abano negli ultimi due anni sono stati portati a termine dei progetti molto importanti che riguardano il sociale e che hanno visto il vostro gruppo, e anche il coordinamento naturalmente dei Lions a livello internazionale, attivo per portare a terra un progetto di rinnovamento legato al «dopo di noi».

Allora, fare rete fra istituzioni, fra associazioni, con l'amministrazione, anche con le associazioni di categoria (vedo il vicepresidente di Federalberghi qui presente) è un motivo sicuramente faticoso, perché la nostra storia di impresa spesso è fatta di individualità, di grandi idee che sono nate e si sono sviluppate. Qui ad Abano stiamo facendo un percorso non solo di valorizzare l'individualità, l'impresa, ma di individuare la collaborazione come valore aggiunto da restituire al territorio.

Allora fare rete significa trovare i momenti dove il pubblico e il privato si integrano, perché anche la parola integrazione oggi è fondamentale per affrontare un futuro denso di incertezze, dove nessuno può andare via da solo e dove anche le amministrazioni comunali hanno bisogno sempre di più delle attività lungimiranti che fate in questo territorio.

Ed è per questo che vi ringrazio per aver scelto Abano, con un tema dove Abano naturalmente si sente protagonista e dove anche, credo, vista la qualità dei relatori che avete previsto, porteremo a casa qualche suggestione utile. Per poi vederci nel pomeriggio, perché vedete che le attività sono molteplici: nel pomeriggio avremo anche l'inaugurazione di un parco dove andremo a posizionare una panchina che è stata gentilmente pensata, progettata e installata dal vostro gruppo, per dare un segnale di presenza in una città termale che fa della longevità attiva il suo DNA.

Quindi io vi ringrazio e vi auguro una buona giornata.

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Capitolo 4
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Saluto e introduzione del Governatore del Distretto ospitante

Roberto Limitone — Governatore Distretto 108 Ta3

Grazie Sindaco, molto gradito il suo saluto. E confermo: noi stiamo lavorando qui ad Abano con la nostra Fondazione Internazionale per un progetto che, quando arriverà a termine (credo che manchi poco, a livello di istruttoria), comunicheremo a tutti. Grazie al Sindaco per la sua ospitalità in termini di solidarietà.

Ricordava bene il Sindaco che oggi pomeriggio alle 17 abbiamo un'iniziativa qui ad Abano: inauguriamo una panchina e una targa a ricordo di due soci nostri autorevoli, prestigiosi e gloriosi (ad Abano perché erano soci del club di Abano Terme), ovvero Sandro Castellana e Livio Riccitiello. Devo dire che non saprei chi mettere prima tra i due, allora li ho messi in ordine alfabetico. È chiaro che sono state, e sono tuttora nello spirito che ci accompagna, due personalità enormi per noi dal punto di vista lionistico, con un esempio. Gli esempi vanno ricordati perché poi, nelle fasi di transizione tra la presenza di queste persone e il futuro, l'esempio ci aiuta ad andare avanti ancora meglio.

Grazie ancora al Sindaco Federico Barbierato. Lo ringrazio davvero di cuore perché di questa iniziativa con lui abbiamo cominciato a parlare a luglio, quando venimmo qua per la questione della panchina e della targa, e spontaneamente c'è stato questo incontro: longevity, ospitalità di Abano. Grazie ancora.

[Il Governatore invita accanto a sé i colleghi Antonella Genovesi (108 Ta1) e Paolo Pacorig (108 Ta2), «in ordine di numero di distretto».]

Faccio una brevissima introduzione, cari colleghi. Questa iniziativa è un'iniziativa che abbiamo pensato insieme come Ta. Il Ta1, il Ta2 e il Ta3 una volta erano uniti, e questa unità di una volta si mantiene quantomeno nello spirito e nell'approccio lionistico, e quindi anche in talune iniziative come quella di oggi. Oggi Ta1, Ta2 e Ta3 occupano, in senso di attività di servizio, un territorio omogeneo, e quindi ci sono inevitabilmente degli interessi comuni, chiaramente dal punto di vista lionistico.

Siccome so che ci sono diversi non Lions, dico due parole sui Lions. Noi siamo l'associazione di volontariato più grande al mondo: siamo circa 1.400.000 in tutto il mondo, vuol dire circa 200 Paesi (considerate che l'ONU ne ha 190 aderenti). Siamo in tutti i continenti, con approcci a volte diversi, a volte simili, ma con unici codice dell'etica, scopi del lionismo, mission e vision. Questo ci tiene uniti, e ovunque noi andiamo nel mondo e troviamo un Lions è come guardarsi allo specchio, incredibilmente: da Taiwan all'Africa, al continente americano, l'India, la Cina e così via.

Qui in Italia siamo 40.000 circa. In questo distretto, che è Rovigo, Padova, Venezia e una parte di Treviso, siamo 1.450 circa ad oggi; loro vi diranno il loro numero, perché sono molto numerosi anche loro. Noi abbiamo 53 club, e ne stanno arrivando altri.

Cosa stiamo facendo oggi? Oggi si parla di longevity. Ovviamente sentirete tante cose di dettaglio da adesso in avanti; quello che possiamo dire noi è questo. La longevity abbiamo ritenuto, un anno fa circa, di coltivarla come Tema di Studio, per capire anche se in futuro tradurla in un'attività di servizio. Il Tema di Studio è un tema di grande attualità in genere, quindi non si chiude nell'annata in corso (noi abbiamo l'anno sociale che va dal 1° luglio al 30 giugno dell'anno dopo). No: è un tema che verrà portato avanti. Anche quello dell'anno scorso, l'intelligenza artificiale, adesso verrà ripreso e coltivato, perché è evidente che resta un tema attuale. Esattamente come la longevity verrà portata avanti, e poi nel corso della mattinata ve lo spiegheranno meglio i nostri amici soci.

Cosa vuol dire longevity? Vuol dire per noi Lions sostanzialmente cercare di intervenire sul tema, che è un tema anche di passaggio generazionale, in modo tale da fare da mediatori culturali, sociali: cercare di unire le anime varie delle varie generazioni, per far capire che non è più una questione di età ma di competenze, di utilità reciproca e di unità delle generazioni tra loro, affinché ognuna di queste possa valorizzare al meglio le proprie capacità.

Mi fermo qui perché poi voi svilupperete. Prego Antonella, il tuo saluto.

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Capitolo 5
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Saluto della Governatrice del Distretto 108 Ta1

Antonella Genovesi — Governatrice Distretto 108 Ta1

Grazie Roberto. 1.900 soci, va bene? Buongiorno a tutti. Grazie, Sindaco, arrivederci.

Un buongiorno, un benvenuto a tutti i soci, tutti i non soci, tutti i presenti. Io sono Antonella Genovesi, Governatrice del Ta1, e vengo sempre con grande piacere, perché siamo tutti e tre insieme a rappresentare il Ta. Solitamente parlo a braccio, però ho pensato, per un argomento così delicato, di portarmi due righe, perché è un onore vederci qui oggi in un evento condiviso che dimostra la forza della nostra rete, quella rete di cui parlava il Sindaco: creare ponti.

Viviamo in un'epoca straordinaria, in cui la longevità non è più soltanto un traguardo anagrafico, ma una nuova frontiera dell'esistenza. Tuttavia questa realtà ci pone oggi di fronte a una domanda cruciale: come vogliamo abitare questo tempo guadagnato? La longevità ci interpella come comunità e soprattutto come Lions, perché non è sufficiente vivere più a lungo, è essenziale vivere meglio.

La qualità della nostra vita (e qui mi aggancio alla mia squadra, perché ci siamo divisi i lavori, e il mio distretto si è occupato degli stili di vita: qui con me il dottor Antonio Dezio, Fiorenza Nordera, mi piace ricordarvi perché avete dato grande supporto a tutta l'attività del distretto), quindi la qualità della nostra vita dipende da un capitale prezioso. I nostri stili di vita, alimentazione, attività fisica, benessere mentale, relazione, sono i pilastri, il vero capitale sociale di una longevità sostenibile.

Il terzo settore e la nostra rete globale sono il motore di questa educazione. Possiamo realmente incidere sui comportamenti, creando ambienti favorevoli al benessere e trasformando la longevità da potenziale criticità a grande opportunità. Insieme noi Lions possiamo essere il motore di questa trasformazione, perché vediamo ciò che accade (quello che diceva anche la nostra Presidente del Consiglio dei Governatori, e quello che tu hai detto prima dei mediatori culturali) all'interno dei nostri stessi club, perché stiamo vivendo tutti quello che è il passaggio generazionale: noi attendiamo che i mentori, i Lions esperti, affidino il loro sapere ai Lions più giovani.

Però permettetemi anche un autosvelamento. Io sono qui oggi come Governatrice, come socia Lions, ma anche come presidente di una RSA, di una residenza sanitaria assistita. Svolgere questo incarico come secondo lavoro mi mette costantemente di fronte a una realtà nuda. Vedo quanto sia vitale agire oggi per garantire dignità domani. E proprio in questo contesto, toccando con mano ogni giorno le fragilità e le risorse di coloro che noi consideriamo anziani, mi rendo conto di quanto sia urgente e vitale pensare a una longevità sostenibile, possibile solo agendo d'anticipo sulla prevenzione, sulla cultura del vivere bene: potremmo garantire a tutti una vita non solo più lunga, ma davvero degna di essere vissuta.

Constato, proprio quando mi trovo di fronte ai nostri ospiti, quanto sia necessario costruire dei contesti che non si limitino ad assistere, ma che sappiano valorizzare la persona in ogni sua stagione. E quindi mi tornano in mente le parole di Cicerone, che diceva già duemila anni fa che bisogna resistere alla vecchiaia e compensare i difetti con la cura e l'attenzione: la cura di noi stessi e dell'altro, proprio come tutti noi Lions cerchiamo di fare.

Questa è una sfida comune per i nostri distretti: fare in modo che non si smetta mai di coltivare la propria passione e la propria mente. Perché «avere radici nel futuro», come il mio motto, significa proprio questo: credere che la vita sia un giardino che, con la giusta cura, non smetta mai di fiorire le proprie piante. Significa credere che insieme non esistano traguardi insuperabili, ma solo nuovi, straordinari punti di partenza, quelli che creeremo insieme a partire anche da oggi.

Grazie a tutti.

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Capitolo 6
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Saluto del Governatore del Distretto 108 Ta2

Paolo Pacorig — Governatore Distretto 108 Ta2

Buongiorno a tutti, sono Paolo Pacorig, il Governatore del Distretto 108 Ta2, ovvero il presidio a est dell'italico suolo in ambito lionistico.

Scherzi a parte, ho il piacere e l'onore di rappresentare i 1.452 (credo, adesso forse posso sbagliare di qualche numero) della compagine sociale del nostro distretto: 52 club, oltre ad alcuni club satelliti e i Leo Club.

Longevity è una sfida, ed è stato un piacere poterla raccogliere, questa sfida, e affrontarla in gruppo, in squadra, perché le sfide importanti vanno affrontate proprio così, tutti assieme.

I cambiamenti tecnologici, scientifici, hanno permesso negli ultimi 100 anni di cambiare completamente la società nella quale le persone vivono. Mai come adesso c'è stato un cambiamento così rapido in un arco di tempo così ristretto. Questo ha fatto sì che ci sia stato un profondo cambiamento anche nel tessuto e nella struttura sociale.

La longevity, e la longevity attiva, come ha ricordato il Sindaco, si occupa proprio di questo. Ci ritroviamo in una società civile attiva e operativa a far coesistere, perché devono coesistere, generazioni molto distanti e molto diverse tra di noi. Generazioni fortunate, dico io, perché hanno potuto beneficiare di quello che è stato uno sviluppo scientifico, medico, anche di qualità di vita, che ha permesso loro di arrivare a un'età dove fino a 50 anni fa si era ormai fuori dalla società attiva, e di essere ancora protagonisti di questa società.

Ma non dimentichiamo che questa presenza va integrata, assimilata, con quella che è la componente giovanile. Il mondo dei giovani continua a essere, e dovrà sempre essere, il futuro della nostra società. E allora la sfida nella sfida è proprio anche questa: oltre ad analizzare e approfondire quali sono gli ambiti di operatività, i migliori modi con cui si possono affrontare gli anni a venire per tutti noi, come la nostra presenza può essere integrata, ma può essere soprattutto di aiuto e di stimolo per la presenza giovanile.

Non ci nascondiamo rispetto a un fatto. Noi viviamo qui in Italia in una società dove i nostri migliori giovani stanno andando all'estero. La nostra miglior gioventù, formata in ottime università, è l'oggetto più ambito da parte degli altri Paesi, e in un silenzio preoccupante stiamo perdendo tante risorse preziose per il nostro territorio.

E allora la longevità può essere intesa anche in questo. Proviamo a declinare, proviamo a pensare a un modello di società dove la presenza dei soggetti appartenenti a questa longevità attiva (mi ci metto anch'io, o adesso o tra poco, perché lo studio va fatto su una proiezione futura), come questa presenza può essere elemento di arricchimento, ma anche di integrazione, per far sì che i nostri giovani, i nostri giovani migliori, continuino a vivere in questo meraviglioso Paese. E continuino a essere quell'elemento che dà garanzia di una qualità di vita come quella che siamo riusciti a creare noi, ma anche prima di noi, soprattutto, i nostri genitori.

Noi viviamo in una società fortunata storicamente, ma soprattutto anche concretamente fortunata. Non abbiamo conosciuto le guerre. Io vengo da ieri, dalla celebrazione dei 50 anni del terremoto del Friuli: abbiamo avuto situazioni difficili, ma sono locali, come queste. Però tutto questo è il frutto di sacrificio e di impegno.

Bene, adesso il richiamo è anche questo. Come appartenenti alla longevity, o futuri appartenenti alla longevity, qual è il nostro impegno per garantire ai giovani di oggi la stessa qualità di vita, se non migliore, nella nostra società? E questo lo si può fare solo cercando di declinare un modello sociale che è nuovo, che è diverso, perché in altri Paesi ci stanno provando: proviamo a pensare all'esempio del Giappone, una delle società con l'età media più alta. Però non è mai detto che i modelli stranieri possano essere declinati automaticamente nel nostro Paese. Proviamo a pensare qualcosa di italiano, perché il genio italiano non finisce mai di stupirci.

Ecco, questo voleva essere il mio contributo a questa giornata, e non nascondo il piacere e l'onore di essere qui con voi tutti a trattare questi temi. Grazie.

[Il Governatore Roberto Limitone ringrazia i colleghi e annuncia per le 11 circa il collegamento con Diego Taviano, Governatore del distretto della Sicilia e delegato a portare avanti il Tema di Studio durante l'anno in corso; poi dà il via ai lavori, passando la parola a Barbara Finotto, che ringrazia i Governatori.]

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Capitolo 7
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La longevità: sintesi dei risultati del Tema di Studio Nazionale

Renzo Taffarello — Coordinatore Longevity r_Evolution

[Barbara Finotto chiama sul palco Renzo Taffarello, coordinatore del tema Longevity, e gli chiede di raccontare il Tema di Studio.]

Sono emozionato, ragazzi e ragazze: ragazze di 20 anni con qualche decennio di esperienza. Sono emozionato perché vedervi qui tutti assieme… c'è tanta gente che conosco personalmente, tanta gente che ho conosciuto online.

[Barbara Finotto ricorda che molti seguono l'evento in streaming.]

Tanti ci seguono in streaming: saluti a tutti! Venite qui a trovarci, prima o poi.

[Barbara Finotto invita la sala a mandare un abbraccio, il saluto a distanza, a chi segue da casa.]

[inc.] E io spero di aver costruito, insieme al lavoro di tanti altri, una cosa che possa durare al di là [inc.]. Quindi questo di oggi è un risultato che probabilmente ci darà la possibilità di andare oltre.

L'idea di tutto questo lavoro, ve l'anticipo, è di continuare a lavorare sulla longevity. Poi vi spiego bene perché, vi faccio un crash course in longevity. Ma soprattutto è importante che continuiamo perché abbiamo trovato una chiave di lettura che non è comune in tutti i palchi, in tutti i consessi di lavoro che si fanno a proposito della longevità/invecchiamento della nostra popolazione.

Bene, inverto tutte le scalette e vi racconto prima di tutto che tutta questa cosa non sarebbe stata possibile se non per il contributo di un gruppo di persone fantastiche. Però tra tutte io devo salutare per primi e ringraziare alcuni di loro. Il primo, perché tutti ormai l'avete conosciuto, signori miei, è Paolo Borgato, dietro di voi, al quale consegno personalmente un attestato: un attestato di amicizia. Paolo Borgato è il motore. Ci siamo scoperti qualche mese fa, ha messo in moto tutta questa macchina, che non è perfetta ma funziona comunque, ed è questo il bello: siamo ancora da carburare. Paolo, senza di te non avremmo fatto tutto questo casino che c'è oggi.

Ma ce n'è un altro a cui io devo sicuramente tanto (scusate, sono emozionato, la voce mi va e viene): Bruno. Bruno, dove sei? Questo personaggio mi ha tenuto in piedi in tutti questi mesi dell'organizzazione dell'evento. Lui non partecipa ai working group (ma cos'è sto WG? Working group, quelli operativi), ma ha tanto da dare e ci ha dato. Senza di lui non saremmo qua oggi. Grazie.

Mi rubo e mi concedo alcuni altri passaggi. Signori, voi non sapete quando è nata questa storia, pochi di voi la sanno, ed è giusto che io ve la dica adesso, che ho la vostra attenzione. Invece di farvi tante cose mentali sulla longevity, sappiate che c'è una storia dietro, una storia importante, una storia lionistica, che ha un suo fondamento proprio sui principi lionistici.

La longevity nasce, come idea lionistica, nel 2023, a Estoril in Portogallo, grazie alla scintilla che mi ha dato Maria Teresa d'Avila, futura Presidente dei Governatori del Portogallo. La storia nasce grazie a lei, perché io Maria Teresa la conosco perché vado in Portogallo: io sono uno dei pochi fortunati che ha la moglie, di Treviso, che vive in Portogallo. Siamo innamorati, non abbiamo problemi, e i miei amici mi dicono: «Ma come cavolo hai fatto a mandare tua moglie in Portogallo e tu stare qui?». È una bella storia familiare, ma ve la racconto un'altra volta.

Chiedo a Barbara: «Barbara, io vado su e giù dal Portogallo, ma possibile che non ci sia un sacramento [inc.] con cui fare due chiacchiere?». E lei mi mette in contatto con Sandro, il quale mi dà alcuni nomi, tra cui Maria Teresa d'Avila. Ci conosciamo, mi chiama a fare una chiacchierata nel suo club e le dico che sto lavorando su una cosa strana: sono un ingegnere prestato alla longevity, in un gruppo think tank, come dicono loro, americano/inglese/portoghese, e le racconto questo. Mi fa parlare: primo intervento in assoluto sulla longevity, a Estoril. Alla fine dell'intervento Maria Teresa mi dice che questa è una cosa per i Lions. Lei fa parte del gruppo che mi sostiene, che mi dà consigli, fin dal 2023.

Quindi è una storia lunga. Grazie a questo io partecipo, presento un'idea, sostenuta poi da Jacques Amarà, detto Le Monde, e la presento a Bordeaux nel 2024. Nel 2024, da lì, ho una sostenitrice indefessa, Colette: mi ascolta, è una dei pochi italiani che mi ascolta, e da lì mi ha dato un supporto continuo. Incredibile: poi abbiamo scoperto che avevamo lavorato in America assieme, sotto lo stesso paron, e non lo sapevamo.

La cosa non è finita, perché nel 2024, alla presentazione a Bordeaux del mio speech, c'è Enrico Barbato, il quale probabilmente aveva bevuto qualche gotto di Bordeaux e mi fa: «Ma perché non fai l'officer della longevity e vediamo cosa ne viene fuori?». Enrico Barbato non è qui con noi, ci ha mandato un saluto e lo troverete nel sito web. E da lì è partita l'avventura, e poi, con la fiducia che mi ha dato Roberto, abbiamo continuato a lavorare.

Ai primi del 2025 pubblico un articolo sui Lions e sulla longevity, e Daidone, dalla Sicilia, nostro socio, mi chiama e mi dice: «Renzo, ho capito che tu ne sai qualcosa. Io ho appena presentato il tema di studio, candidato a Tema di Studio Nazionale: l'allungamento». Ci conosciamo con Daidone telefonicamente a febbraio del 2025 e da allora ci sentiamo praticamente ogni settimana per coordinarci e per avere idee. Mi vuole con lui come co-presentatore al convegno nazionale dell'anno scorso, per presentare e far votare la longevity, e da lì è partito il Tema di Studio della longevity. Io devo ringraziare Daidone e i miei amici siciliani, con cui abbiamo stretto delle grandi amicizie.

Questa è la storia. Dovete saperla, perché qui non si è trattato di fare oggi un convegno di risultati, di palco, di relazioni eccetera. C'è una storia lionistica dietro: ho connesso, e ci siamo connessi, con tantissimi amici che hanno avuto la voglia di lavorare in maniera gratuita, rubando tempo alle loro professioni su questo tema, mettendosi in gioco. Tutti quelli che hanno lavorato sulla longevity sono fuori dalla loro comfort zone: professionisti, soci Lions che hanno accettato di uscire dai loro perimetri professionali, di dire qualcosa in più e di guardare la longevity da un altro punto di vista. La sfida è creare dei lavori di gruppo, dei working group, che abbiano la capacità di sedersi al tavolino con le autorità e le istituzioni e di trattare il tema con autorevolezza. Non autorità: autorevolezza. La sfida è questa, ci stiamo provando, e i risultati ci sono.

Io adesso ho un'altra cosa da dare ai nostri Governatori. Noi, in sordina, lavorando e tirando fuori le nostre idee, abbiamo confezionato il Manifesto per la Longevity, che sarà perfezionato insieme e consegnato anche alle persone.

[Il Governatore Roberto Limitone precisa che il Manifesto, già fatto nella sostanza, va concordato e coordinato con il Governatore delegato Diego Taviano, del 108 Yb, oggi in Sicilia, perché lo presenti insieme al gruppo: «È stato fatto un ottimo lavoro, però facciamolo insieme a Diego». Lo dice a tutti per trasparenza.]

Va bene, grazie. Adesso ve lo do. Il motivo per cui ve lo do non è per passare sopra a tutta una serie di meccanismi giusti dei Lions: è perché voi siete i primi a vederlo e a concordarlo con noi.

[Roberto Limitone: «Lo dai a noi Governatori, noi lo porteremo a Diego e faremo in modo che presto diventi un manifesto ufficiale del Multidistretto Italy, perché è un lavoro che riguarda tutti i distretti d'Italia. È un bellissimo lavoro, grazie Renzo. Più tardi Diego si collega.»]

Grazie, signori. Avete capito come lavora il team della longevity: rompe le uova per fare una frittata. Speriamo di riuscirci.

Allora, entro nei termini della questione. Sto già sforando [inc.], ma permettetemi: questa è una giornata in cui ritengo importante dare questi messaggi. Per darvi il senso di tutta l'impostazione del lavoro, velocemente. slide 3

Voi dovete capire che quando si lavora partendo dal basso, con i gruppi di lavoro, con gente che ci mette del suo, ci deve essere un'idea forte dietro. Quello di cui io mi sono occupato, e che ho condiviso con tutti loro, è creare questa idea. L'idea parte da un concetto: quattro dati che voi dovete tenere a mente sempre, questi qua, che vedete dietro di me. E quello più importante, secondo me, è l'ultimo: quelli che nascono oggi vivranno 120 anni, e quelli che nasceranno tra qualche generazione. Non lo dico io, lo dice il mio amico José Cordeiro, ricercatore di Harvard Medical School e adesso anche fondatore della Singularity University di Palo Alto, dai dati medici. Quindi il problema della longevità non è solo di oggi, è di tutte le generazioni future. Se noi non cambiamo qualcosa oggi, i nostri figli avranno il problema, dovranno inventarsi le soluzioni eccetera eccetera. E noi, che siamo giovani di vent'anni con cinquanta di esperienza in media, vedo qua, lasciamo questa eredità incompiuta ai nostri giovani. Credo che questo sia un argomento su cui riflettere.

slide 4 Questa è la longevity, così come abbiamo cercato di capirla e visualizzarla: noi passiamo n fasi di vita in più rispetto a pochi anni fa. L'ultima riga che vedete è solamente un'ipotesi riduttiva. Abbiamo gente che si reinventa le famiglie a 70 anni e che quindi ha la prospettiva di far crescere i figli per altri 20, tanto per dirne una sull'evoluzione che sta avendo la società.

slide 5 La longevity è questo: riguarda tutte le fasi della vita, non solamente l'ultima. L'ultima è l'invecchiamento. Ed è qui che è stata la sfida: spostare il linguaggio della longevity dall'ultima parte, quella in giallo, che è quella dell'invecchiamento, a quella che riguarda invece tutte le fasi della vita. E qui ho trovato sostenitori, supporti e conferme da parte di tutti i gruppi di lavoro.

slide 6 Per guidare un gruppo e un'idea forte ci deve essere un modello a monte. Questo è il modello che abbiamo adottato. [inc.] …parte, completamente, nella nostra società. E poi non c'è nessuna soluzione che riguardi la longevity che non preveda di regolare, facilitare ed energetizzare, come diciamo noi ingegneri, il rapporto intergenerazionale. Qualunque soluzione, qualunque servizio, sanitario o non sanitario, sociale, qualunque iniziativa deve rispondere a tre criteri di [inc.]. Allora i benefici li avremo sull'economia, sulla società e sulla governance, che deve cambiare: deve cambiare la governance.

slide 7 E mettendo insieme questo con tutte le tecnologie abilitanti viene fuori il cubo di Rubik di Taffarello. Noi abbiamo nei gruppi di studio già il germe di questo modello da poter applicare. Se siamo bravi, avremo sempre, in termini tecnico-scientifici, argomenti per sostenere i nostri progetti, che verranno fuori proprio grazie a un'idea di questo tipo che li guida.

slide 8 E lavorando, guardate cosa è successo. Questa è una mappa che ho fatto qualche mese fa: questi sono i gruppi di lavoro del 108 Ta1, Ta2 e Ta3, che si interconnettono. Ci sono più di 50 persone che ci lavorano solamente nei nostri tre distretti; aggiungiamo qualche partecipazione remota dalla Sicilia che lavora con noi, dei Leo addirittura, e ci sono n altri gruppi in costituzione su tutto il territorio italiano, su tutto il Multidistretto. Noi stiamo costruendo questa mappa, ma la stiamo costruendo non teoricamente sulla carta: con le relazioni. E tutte queste relazioni che vedete sono relazioni di grande amicizia e professionalità, e disinteressate. Questa è una parola che ci dimentichiamo spesso: chiunque lavora su questo tema non è portatore di nessun interesse professionale o personale, sta mettendo a disposizione di questo tema le sue energie, fuori dal suo perimetro di competenze.

slide 9 Quello che abbiamo colto tutti è che abbiamo un'enorme forza, un'enorme energia legata alla longevity, perché è un tema ineluttabile: o lo affrontiamo o lei ci affronta. O noi guidiamo il nostro cambiamento, per una governance della società adeguata, oppure lei, la longevità, lo farà comunque, e magari non come vorremmo noi. Il rischio più enorme, e lo tocchiamo tutti con mano, è il conflitto intergenerazionale. Perché un giovane, non vedo perché, deve pagare la mia pensione, o le vostre pensioni, o i vostri servizi sanitari? Non li ha mica voluti lui, con quel sistema. Ma se noi non apriamo la porta a possibili cambiamenti, non avrà nessun motivo per stare con noi. Questa è una cosa che non possiamo dimenticarci. E poi è una causa globalmente percepita come fondamentale: ONU, Organizzazione Mondiale della Sanità, Commissione Europea e avanti.

Noi per la prima volta, credo, abbiamo affrontato in anticipo questo problema, come Lions. E come gruppo Lions, disinteressati e autorevoli, siamo in grado di sederci con le autorità e le istituzioni per dire la nostra, perché siamo preparati. Ci stiamo preparando meglio, non siamo mai arrivati: anche qui c'è il lifelong learning, di cui ci parlerà Alessio dopo. Però abbiamo avviato il percorso. Noi siamo tra i pochi che si sono messi in discussione da questo punto di vista, tecnicamente, scientificamente e così via. Come avete visto nella slide precedente slide 8, abbiamo anche un Tavolo Tecnico Scientifico, che oggi ci onorerà con una tavola rotonda.

E vado a chiudere, anche se ho sforato di tutto. slide 10 Ci siamo dati degli strumenti tecnici. Il Manifesto è solo una botta, che non è stata condivisa con nessun altro se non con i gruppi di lavoro, che ha tutte le sue imperfezioni, comprese quelle… ci sono degli errori di italiano, scusate. È nato raccogliendo gli spunti dei gruppi di lavoro, elaborati in una certa maniera, passati con l'intelligenza artificiale, verificati con le fonti, ed è venuto fuori questo: versione 1.0. Credo che domani cominceremo a lavorare per la versione 1.1, e su questo ci porteremo a bordo e coinvolgeremo tutte le autorità lionistiche, per cui anche il nostro Governatore.

Però, come avete capito, noi rompiamo le uova per fare la frittata, quindi non faremo mai carriera. La chiosa: chi vuol fare carriera nei Lions non venga a lavorare nei gruppi di lavoro della longevity. E c'è un altro risvolto: politicamente la longevity è fallimentare, perché se parli di invecchiamento ti porti a casa i voti, se parli di longevity non ti porti a casa nulla. Perché guardatevi intorno: non ci sono neanche i giovani qua oggi.

[Barbara Finotto ricorda che tra i presenti, oltre alle autorità lionistiche e civili, ci sono i Leo, in sala, in fondo e fuori, e in streaming, che hanno dato una mano per la realizzazione del congresso; li invita ad alzarsi e farsi vedere.]

Bene, concludo qua. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto, il mio club. Abbiamo qui Pietro Paolo Monte, che è stato un uomo della prima ora della longevity, past governatore, che mi ha sempre dato ottimi consigli. Ma ringrazio tutti, e soprattutto ringrazio quelli che hanno lavorato e che hanno avuto le palle di stare dietro a questa faccenda, perché ce ne vogliono, vi garantisco, tante. Ma quelli che avete sono cazzuti, e vanno bene. Signori, scusate questo linguaggio, ho già ricevuto le cose dal mio Governatore, ma io sono fatto così. A voi la scena, adesso.

[Barbara Finotto: «Grazie Renzo, devo purtroppo levarti la parola, perché abbiamo capito che il presente è dove comincia la longevità.»]

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Capitolo 8
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Benessere fisico e stile di vita

Antonio Dezio — medico pneumologo-pediatra · Officer Longevity Distretto 108 Ta1, LC Verona Cangrande

[Renzo Taffarello apre il primo gruppo di lavoro, «vivere sani tutta la vita», e invita sul palco Antonio Dezio, socio del LC Verona Cangrande (Distretto 108 Ta1), e la Governatrice Antonella Genovesi.]

[La Governatrice Antonella Genovesi presenta il relatore: «Noi Lions prestiamo la nostra attività mettendo in campo le competenze. Nel nostro Distretto 108 Ta1 siamo riusciti a individuare nel Lions del Verona Cangrande Antonio Dezio un medico pneumologo e pediatra, ricercatore, che è in pensione ma non ha mai smesso di lavorare un giorno. Sei un esempio vivente di longevità.»]

Grazie, cara Antonella, è un piacere essere qua oggi. Voglio fare intanto i miei complimenti agli organizzatori, a Renzo in particolare, che ha fatto qualcosa di eccezionale, di unico: instancabile, devo dire veramente.

La longevità è un argomento che ha avuto un grosso successo nel nostro distretto. Abbiamo organizzato conferenze, tavole rotonde, incontri con piccoli gruppi in parecchie località del Distretto. Molte di queste iniziative sono state particolarmente affollate (100-150 persone)

La longevità è stato il sogno dell'umanità e mai come oggi questa possibilità può essere realizzata.

Cosa intendiamo per longevità oggi? La longevità, secondo un comune accordo, non è solo l'estensione della vita, ma un focus sulla qualità della vita stessa. Aggiungere più vita agli anni piuttosto che anni alla vita: una frase tanto ripetuta recentemente dal nostro don Mazzi.

Come aspettativa di vita siamo ai primi posti nel mondo, addirittura al terzo posto: l'età media oggi è 83 anni, un po' meno per gli uomini e un po' più per le donne. Pensate che in 150 anni c'è stato un passaggio da un'età media di 30 anni a un'età media di 84 anni: è eccezionale. Negli ultimi 40 anni, cioè dopo la riforma sanitaria, c'è stato un aumento di 10 anni.

C’è però un ma. Se da una parte l'aspettativa di vita è aumentata, negli ultimi anni è crollata l'aspettativa di vita sana. Una persona su quattro, quindi 15 milioni di persone, convive in Italia con una malattia cronica, e di questi 8 milioni hanno un'età superiore ai 65 anni. Viviamo in una società con novità tecnologiche e ricerche sempre più avanzate che ci permettono di controllare bene queste patologie ma non si raggiunge una guarigione definitiva e tutto ciò a scapito della qualità di vita.

Quali sono queste malattie? L'obesità, che continua sempre più ad aumentare (un 10% e anche più delle persone sono obese e circa un 30% sono sovrappeso); il diabete, 4 milioni di persone in Italia sono affette da questa malattia; l'insufficienza respiratoria, l'insufficienza cardiaca, l'insufficienza renale, i tumori. Sono tutte patologie di cui oggi sono afflitte molte persone.

C’è però una novità: il 50% di queste patologie può essere evitato. Come? Con un corretto stile di vita. Per alcune patologie questa percentuale sale, come per esempio per i tumori polmonari che hanno come causa principale il fumo.

La genetica come causa inciderebbe solo per il 25% e gli stili di vita e l’ambiente per il 75%.

Recentemente è stato pubblicato un lavoro americano pubblicato nel 2025, su Nature Medicine, che sostiene che solo 8-10% di queste patologie è legato alla genetica. La ricerca è stata fatta su circa 400 milioni di persone ed è stato realizzata grazie alla collaborazione di due aziende specializzate in statistica AncestryDNA, leader del settore nella genetica dei consumatori, e Calico, un'azienda focalizzata sulla ricerca sulla longevità. L’ipotesi si basa sul fatto che queste malattie croniche sono più presenti nelle famiglie che si formano, cioè per esempio tra marito e moglie, piuttosto che tra fratelli e sorelle. E questo ci dice quanto contribuisce in tutto questo proprio lo stile di vita che viene condiviso tra conviventi. Altri lavori di quest’ultimo anno affermano un’altra ipotesi e cioè che l’ereditarietà ha un incidenza del 40/50% perché escludono dalle statistiche fattori esterni come incidenti o infezioni. Tutto ciò ha creato un dibattito che appassiona la comunità scientifica. E comunque siamo tutti convinti della grande importanza degli stili di vita nelle malattie croniche.

Questo discorso apre un altro importante capitolo che sicuramente incide molto sulla longevità: gli incidenti sul lavoro, il lavoro nero (penso a persone che lavorano 16-17 ore al giorno), la fame, la guerra, i servizi sanitari a volte carenti soprattutto i servizi territoriali, che sono stati il punto centrale della riforma sanitaria e invece ancora oggi sono spesso solo dei centri di burocrazia; la salute mentale, la solitudine, la conflittualità tra le persone.

I rapporti sociali sono al primo posto nella longevità delle persone e nella qualità di vita. C'è un lavoro fatto a Harvard che ha raccolto informazioni sulla salute e il benessere di un gruppo di uomini fin dall'adolescenza dal 1938, continuato per oltre 70 anni (uno dei primi a entrare nello studio è stato addirittura il presidente Kennedy), e si è visto che mantenere relazioni significative svolga un ruolo fondamentale sulla salute e sulla longevità

E allora qual è la chiave di tutto? È la prevenzione. La prevenzione a 360 gradi. Prevenire che cosa?

Qui entra in campo un altro capitolo di cui oggi si parla spesso: l’epigenetica. L'epigenetica è la scienza che studia come l'ambiente, lo stile di vita e i fattori esterni (come dieta, attività fisica o stress) possano modificare l'espressione dei geni senza alterare la sequenza del DNA.

Sappiamo tutti che la parte centrale della cellula, il nucleo, contiene proprio il DNA, e le strutture del DNA sono i cromosomi. Lì c'è tutta la nostra vita, la nostra storia, il nostro registro, il nostro futuro e il nostro passato.

Nei cromosomi ci sono delle parti terminali, che noi chiamiamo telomeri, definiti come delle clessidre della nostra vita: questa parte terminale, lentamente con l'età tende ad accorciarsi abbastanza lentamente.

Tale accorciamento può essere accelerato da uno stile di vita sbagliato o dannoso per la nostra salute: avere una vita sedentaria, svolgere scarsa o poca attività sportiva, eccedere con alimenti grassi e alcol, fumare La ricerca suggerisce che mantenere uno stile di vita sano può influenzare positivamente la lunghezza dei telomeri.

Evitare il fumo, l’abuso di alcol, eccessi di zuccheri e l’esposizione a inquinanti sono accortezze fondamentali per prevenirne l’accorciamento prematuro.

Diete ricche di antiossidanti, come la dieta mediterranea, e l’integrazione di nutrienti come carotenoidi, vitamine A, C, D, E, polifenoli, fibre e acidi grassi omega-3 sono consigliate.

Un capitolo importante riguarda il fumo. Purtroppo i fumatori sono ancora tanti. Dopo la legge Sirchia i fumatori erano notevolmente diminuiti mentre negli ultimi anni sono di nuovo aumentati in particolare le donne. Il fumo è veramente un grosso nemico della salute dell'uomo e crea un danno non solo sui polmoni ma anche su tanti altri organi. Altro fattore che accelera l’accorciamento dei telemori è lo stress cronico.

Un ruolo importante anche per il benessere e la salute ha il sonno di cui si parla poco. Il prossimo mercoledì ci sarà il nostro secondo incontro a Verona sulla longevità, e parleremo proprio di sonno, un elemento importantissimo per la nostra salute. Oggi in genere si dorme poco sia per colpa nostra, ma anche perché la società ci condiziona: basta pensare che tutte le trasmissioni televisive cominciano alle nove e mezzo e finiscono a mezzanotte. Anche gli orari scolastici non favoriscono il sonno: si comincia alle 8, per esempio, e i ragazzi che vivono nei paesi e si devono recare in città dormono cinque-sei ore per notte. Eppure il sonno vero, ristoratore, è importantissimo per i bambini e per i ragazzi poiché influisce direttamente sull’ormone della crescita e un sonno insufficiente può comprometterne la produzione con conseguente rallentamento della crescita. Il sonno profondo è la fase del sonno più ristoratore e si verifica principalmente nelle prime ore della notte. Durante questa fase il corpo si rilassa ed è fondamentale per il recupero fisico e la memoria. Tale fase è principalmente prima di mezzanotte, perché c'è un gioco tra la melatonina e il cortisolo: in parole povere, lentamente con il trascorrere della notte, diminuisce la melatonina e aumenta il cortisolo.

Longevità e di buona qualità di vita sono le caratteristiche delle zone blu. L'Ogliastra, in Sardegna è una delle zone blu, l'unica ufficialmente riconosciuta in Italia. In questa zona troviamo un centenario ogni 80-90 abitanti, contro uno ogni 500 in tutto il resto della nostra nazione. E sapete perché? Sicuramente c'è una parte genetica, non lo nascondo, però c'è tanto altro. È gente che vive in comunità, dove il sostegno reciproco e la sostenibilità sono al centro della vita quotidiana. Mangiano quello che producono; pochi fumano, vivono all'aria aperta. Si è visto che la nuova generazione non è più così: le persone, soprattutto quelle che emigrano, non hanno assolutamente questo stesso stile di vita.

Per concludere dobbiamo convincerci che la vecchiaia è una condizione fisiologica, non è una malattia. Diceva Montanelli: «Continuate a lavorare se potete: la vita più la svuotate più diventa pesante».

E allora la longevità è un sogno o è una realtà? Può essere una realtà. Dipende da noi. Bisogna capire che la prevenzione deve essere il risultato di una rivoluzione culturale in cui si realizzi la convinzione che molte malattie sono evitabili agendo sia sulle decisioni personali e sugli stili di vita individuali sia sulle Istituzioni locali regionali e nazionali. E’ importante per esempio iniziare a fare educazione sanitaria a scuola; bisogna migliorare i determinanti socio economici; la povertà e la scarsa scolarità sono grossi fattori di rischio.

L'assistenza sanitaria è anche questo un altro problema grosso da rivedere: i medici di base dovrebbero fare prima di tutto prevenzione. Altro capitolo la ricerca che va sempre più incentivata nel nostro paese. Noi abbiamo grandi ricercatori, personaggi di altissimo livello, che dopo aver fatto determinati studi vanno all'estero.

Voglio per concludere ricordare la nostra rivista Lions che è la nostra bandiera. In questa rivista sono ampiamente stati trattati tutte le problematiche di cui abbiamo parlato. Non è più la rivista solo per i Lions: è una rivista rivolta a tutti, in cui non c'è solo informazione ma c'è formazione. Cerchiamo di diffonderla, ma anche di leggerla noi.

Io con questo finisco. Ringrazio tutti voi, ringrazio in modo particolare Renzo Taffarello che ha lavorato con tanto impegno a promuovere questo tema di studio. Grazie a tutti.

[Renzo Taffarello consegna ad Antonio Dezio un riconoscimento, l'unico dato sul palco: «Cuor di leone, più leone di lui non c'è nessuno. È un giovane di 20 anni con 60 di esperienza».]

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Capitolo 9
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Benessere mentale e relazionale: l'infrastruttura invisibile dell'invecchiamento

Nerina Fabbro — Coordinatrice gruppo di lavoro, Distretto 108 Ta2

[Renzo Taffarello invita sul palco il Governatore del Distretto 108 Ta2, Paolo Pacorig, perché il nuovo gruppo di lavoro sul benessere mentale e relazionale, coordinato da Nerina Fabbro, è del Distretto 108 Ta2: «Ti invidio di avere un gruppo di lavoro del genere».]

[Paolo Pacorig presenta la relatrice: «Di Nerina vi posso dire solo una cosa: nessuno mai ha ottenuto nel nostro distretto i risultati che ha ottenuto Nerina nel suo anno di Governatore. Merito suo, della sua capacità organizzativa e soprattutto delle sue capacità di far squadra e di tenere una squadra. E con lei il nostro distretto si è scoperto avere capacità che prima non immaginavamo di possedere. A voi, Nerina Fabbro».]

Grazie a Paolo, l'attuale nostro amato Governatore. Buongiorno a tutte e a tutti.

Io parlerò di longevità connessa al benessere mentale e relazionale, che ho chiamato l'infrastruttura invisibile dell'invecchiamento. E ringrazio anche il gruppo di lavoro con cui ho lavorato: sono psicoterapeute come me e socie Lions.

Abbiamo appena ascoltato la grandissima importanza, e lo sottolineo ancora, di adottare sani stili di vita. Però vi faccio una domanda: se viviamo più a lungo, e soprattutto in salute, con chi viviamo più a lungo?

Noi sappiamo che se viviamo più a lungo attorno a noi il mondo nettamente si dirada, sia fuori casa ma anche tanto dentro casa. Infatti in Italia in questo momento noi abbiamo ben il 40% delle persone con almeno 75 anni di età che vivono in solitudine, e la maggior parte sono donne. La solitudine oggi è uno dei più grandi fattori di rischio per la salute, eppure è uno di quelli di cui si parla meno. Tant'è che ormai si è studiato e si sa che la solitudine è un rischio biologico, non psicologico, non sociale: biologico, della salute.

Cosa succede se non abbiamo relazioni interpersonali? Prima di tutto, e di solito si unisce al pensionamento, perdiamo di ruolo, perdiamo di identità, perdiamo senso e scopo della vita. Noi sappiamo che avere uno scopo nella vita, avere un obiettivo, è un elemento fondamentale motivazionale e di mobilizzazione dell'energia. Si restringe la nostra rete sociale e cadiamo in quello che è un isolamento silenzioso, chiusi dentro casa. Noi sappiamo che la solitudine poi ci porta a essere un po' più tristi, un po' più malinconici, quando addirittura non ci ammaliamo di una depressione clinica; e quindi peggiora la salute, peggiora e si accelera il decadimento cognitivo.

Quindi le relazioni sono un determinante di salute. Mi piace sempre raccontare questo grande studio, l'Harvard Grant Study. Pensate: questo studio, studio longitudinale, è nato nel 1938 ed è tuttora in corso. Come è stato organizzato? Hanno studiato 268 laureati maschi di Harvard in parallelo a una seconda coorte di 456 giovani svantaggiati che vivevano nelle periferie di Boston (Studio Glueck). Qual era il loro obiettivo? Identificare i fattori per l'invecchiamento sano e la longevità. In pratica cosa è successo? Per tutta la loro vita questi uomini sono stati rivoltati come un calzino, indagati da tutti i punti di vista: salute fisica, salute mentale, salute sentimentale, vita sessuale, vita lavorativa, successo economico, idee religiose. Quindi immaginate: questi quasi 700 uomini studiati tutta la vita, che mole di dati abbiamo.

Ebbene, i dati più importanti sono le relazioni, questo è uno dei risultati più importanti: le relazioni interpersonali sono quelle che ci tengono in salute, sono i forti legami sociali a promuovere longevità e salute. Più del colesterolo, più di tante altre patologie organiche.

E allora mi piace raccontare questo aneddoto, questa storia: è una storia un po' straordinaria, fuori dall'ordinario, ma mi piace raccontarla per il senso che ha. E allora parleremo della signora Paola; ovviamente nome, foto e tutto non sono reali, per rispetto della privacy.

Un giorno ero a casa di una mia amica e lì c'era una delle sue vicine di casa, la signora Paola, 81 anni. Si chiacchierava con questa amica e con questa signora, quando lei a un certo punto dice: «Le mie giornate adesso sono tutte uguali e anche la mia testa sta rallentando. Mio marito non c'è più, i miei figli sono dei figli eccezionali ma sono nei vari angoli del mondo, e io sono in questa casa da sola».

Allora dobbiamo dire una parolina sulla signora Paola. La signora Paola nella sua vita aveva avuto una vita molto ricca di stimoli, aveva avuto ruoli apicali nella sua professione, aveva avuto molte attività, seguiva moltissimi interessi: quindi una vita molto diversa dalla vita che stava vivendo in quel momento.

Dopo un po' di tempo, dopo un po' di mesi, rincontro la mia amica, che mi dice: «Non sai che cosa ha fatto la signora Paola. Ha venduto tutto ed è andata a vivere in un luogo dove incontra persone tutto il giorno, se vuole incontrarle, se no sta nel suo spazio; dove può fare ogni giorno attività, dove hanno cura di lei, della sua nutrizione, della sua salute fisica, della sua situazione abitativa». E la signora Paola ha detto: «Gli anni sono sempre gli stessi, ma io sono tornata a vivere». Sapete dove era andata a vivere la signora Paola? In un hotel con turismo tutto l'anno.

Allora, non è l'hotel, non ci interessa: ci interessa solamente dare l'importanza delle relazioni. L'obiettivo di una sana longevità deve essere contrastare la solitudine e il decadimento cognitivo e creare condizioni che tengano le persone mentalmente attive e socialmente vive.

E quindi le proposte sono: costruire delle situazioni in cui le persone si possano incontrare per svolgere delle attività, non realtà, non location mediche o assistenziali; creare situazioni in cui ci possono essere degli scambi di competenze; e pensare anche ai caregiver, alle persone che assistono grandi anziani e che hanno bisogno di momenti di sollievo.

Chiudo e, ringraziandovi per l'attenzione, ricordo la grande importanza dell'umorismo, che alleggerisce qualsiasi complessità, anche quella di diventare anziani. Grazie per l'attenzione.

[Renzo Taffarello: «Nerina, fantastico. Ci hai dato il là per i working group dell'urbanistica e dell'housing e anche delle comunità della demenza. Grazie».]

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Capitolo 10
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Valorizzazione degli over 65

Marilisa Grigolon — Coordinatrice gruppo di lavoro, Distretto 108 Ta3

[Renzo Taffarello presenta il gruppo di lavoro sulla valorizzazione degli over 65, coordinato da Marilisa Grigolon del Distretto 108 Ta3, accompagnata dalla dott.ssa Tiziana Menegon (Responsabile U.O.S. Servizio Promozione della Salute, U.O.C. Servizio Prevenzione e Controllo delle Malattie Croniche, Dipartimento di Prevenzione, Azienda ULSS 2 - Marca Trevigiana). Segue una pausa per un problema con la tecnologia; poi: «Era destino. Per chi conosce Marilisa, questa è la normalità».]

Allora, ringrazio tutti. È un piacere essere qui, anche perché questa giornata è un po' il compimento, per così dire, di un lungo lavoro che è stato fatto a monte, di un gruppo di studio che ha avuto momenti numerosi di confronto. Con Renzo siamo partiti circa un anno e mezzo fa ad abbozzare le prime situazioni di interesse, che poi abbiamo cercato nel tempo di portare avanti e di approfondire.

E ciò che, così in tempi brevi come è stato richiesto, volevo portarvi oggi è un po' il confronto tra l'aspetto soggettivo che può comportare la longevity nella persona e l'aspetto che invece riguarda l'esterno, l'ecosistema, e la possibilità di creare degli incontri virtuosi tra dei bisogni che vengono a crearsi nella persona e delle risposte che sono possibili, e che noi ci auguriamo possano essere sempre più possibili, proprio per creare una condizione di benessere.

Voi sapete che la condizione di benessere, già come dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità, prevede un aspetto soggettivo, psicologico, ma prevede anche un aspetto fondamentale, come è stato detto dalla collega anche prima, che è l'aspetto relazionale e sociale. Noi tutti possiamo stare bene: la nostra condizione di benessere dipende appunto da quanto stiamo bene anche all'esterno, nel gruppo sociale, dove possiamo anche mettere in gioco delle competenze e delle risorse personali che ci vengano in qualche modo riconosciute.

Per cui il tema principale è quello di poter creare dei circoli virtuosi dove alcune criticità che possono riguardare la persona… E lo diceva prima la collega: per esempio la persona può chiudersi in situazioni pericolose, anche di isolamento, pericolose da un punto di vista psicologico e anche per il malessere personale che queste condizioni comportano. Quando magari si tratta di una persona che porta con sé competenze professionali, risorse di vita, esperienze, capacità di lettura delle situazioni e capacità di problem solving che ha accumulato nel corso della sua vita, sia a livello professionale ma anche di semplici fasi di vita che ha attraversato. Tutto questo può essere messo a disposizione di altri.

Quello che manca qualche volta è la possibilità di creare un incontro tra queste competenze, queste risorse che soggettivamente possiamo avere, e una situazione esterna sufficientemente consolidata, istituzionalizzata, che ci permetta per esempio di metterci a confronto con generazioni più giovani, ma anche con generazioni più senior.

Con i più giovani naturalmente abbiamo competenze da trasferire, abbiamo esperienze da trasferire ma anche da condividere, perché anche noi abbiamo da imparare dai giovani molte cose, e questo è di grosso stimolo: non rimanere chiusi nella nostra mentalità, nella nostra concezione di vita eccetera. E quindi noi possiamo molto imparare dai giovani, ma possiamo anche avvicinarci a quella fascia più anziana di noi, perché comunque il grado di empatia che possiamo avere rispetto a certi vissuti, il linguaggio che è comune, o comunque più vicino che a quello dei giovani, le esperienze stesse possono avvicinarci a questa fascia di età e consentirci di essere di aiuto.

Ora, tradurre in termini più concreti questi progetti, queste ipotesi, è un po' il lavoro che ci siamo ripromessi. Però sono delle strade che ritengo assolutamente e facilmente percorribili.

Io posso anche chiudere qui, pensando che il lavoro che si può fare oggi su questa fascia over 65 è comunque un lavoro che può tornare utile a quella fascia successiva che va oltre i 65, poiché l'allungamento della vita lo prevede; e quindi noi ci troviamo di fronte a una situazione che da un punto di vista sociologico ci arriverà abbastanza presto. Dobbiamo essere preparati. Il benessere della persona riguarda soprattutto, però, il poter mettere a frutto le proprie risorse personali, non sentirsi impoverito da una situazione, da una condizione che non gli consente più di mettere a disposizione degli altri quelle che sono state magari le competenze che hanno riguardato tre quarti della sua vita, per esempio, e che fanno parte un po' anche della nostra identità e del nostro modo di sentirci.

Va bene. Ringraziando anche la nostra socia, la dottoressa Tiziana Menegon, che vedremo poi nella tavola rotonda: in questo gruppo, oltre…

[Tiziana Menegon: «Lascio solo un'immagine. Volevo ringraziare Marilisa. È l'immagine del frutto, nel senso che il valore c'è già, nella valorizzazione. Allora l'immagine che lascio è quella del frutto che all'interno contiene dei semi; e mi colpiva uno dei vostri slogan, "radici nel futuro". E senz'altro la persona che è matura ha già in sé il seme di tanti futuri: questa è un po' l'immagine che riassume la valorizzazione come l'abbiamo anche un po' pensata insieme. Grazie, Marilisa».]

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Capitolo 11
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Valorizzazione degli over 65: un progetto pilota tra generazioni

Alba Rosa Montanari — Officer Longevity Distretto 108 Ta2

[Renzo Taffarello: «Grazie, Marisa. A questo gruppo di valorizzazione degli over 65 c'è anche un'altra persona qui con noi, un'altra socia Lions. 108 Ta3: questo è un gruppo che si sta formando, 108 Ta3 e 108 Ta2. Alba Rosa Montanari è l'officer della longevity del 108 Ta3. Qui, signori, siamo tutti amatoriali, quindi perdonateci. Abbiamo avviato un gruppo di lavoro misto: Alba Rosa è portatrice di un progetto pilota che va proprio nella direzione che ha appena raccontato Marilisa. Prego, Alba».]

Buongiorno a tutti. È un piacere essere qua e raccontarvi una storia, diciamola così.

Allora, noi stiamo parlando di longevity, di valorizzazione degli over 65, ma soprattutto io vorrei parlare anche di una cosa che mi ha stimolato a fare questa cosa. Ho pensato ai giovani, i giovani adolescenti che sono solo, sempre, con un telefonino in mano e sanno usare solo due dita. Questi hanno perso tutto quello che è le professionalità, tutto quello che è il lavoro e le competenze che gli over hanno.

E quindi il mio è stato un progetto di dono: il dono dei senior verso i giovani, che possono dare la competenza, possono dare risoluzione di conflitti, possono dare l'amore nel fare le cose. E il dono dei giovani, degli junior, che possono aiutare gli anziani, oppure gli over, a collegarsi meglio con l'informatica. Pensate a un nonno che, mentre racconta la sua storia ai giovani, possa insegnare ai nonni a collegarsi con i nipoti. Pensate a quello che può fare il nonno che racconta le storie di una vita passata che i giovani non conoscono: però i giovani potrebbero farne un podcast, potrebbero farne una storia, e quindi portare a conoscenza questa cosa.

Io sono partita da questo punto e ho pensato: devo mettere in connessione gli adolescenti con le persone over, quindi le persone che hanno un po' di tempo da dedicare. E questo ci sta molto con i Lions, perché i Lions hanno tante competenze; e quindi se mettessero a disposizione (bastano due ore ogni tanto, dico alla settimana o al mese) ognuno potrebbe aiutare i giovani ad affinare le competenze. Pensate, ci si potrebbe rivolgere alle scuole, ai centri giovanili. E quindi questa cosa secondo me la si può fare in tutti i modi, dalle competenze manuali anche alle competenze più importanti, tipo professionali: commercialisti, avvocati.

Però la mia cosa l'ho cominciata in piccolo, molto in piccolo. Nel mio paese mi sono messa in collegamento con la parrocchia, per avere una struttura che fosse in regola con tutte le leggi per poter accedere, per poter ricevere persone, per poter dare una continuità. Ho messo insieme tutte le persone over 65 che avevano delle competenze, oppure che sapevano fare delle cose anche manuali, e i giovani. Quindi il senior che aiuta i ragazzi a fare l'orto, oppure ad aggiustare una bicicletta, a fare un piccolo lavoro manuale.

[Renzo Taffarello: «C'è una cosa che vorrei sottolineare del tuo progetto, che a volte ti sfugge perché sei molto orientata ai giovani: gli over 65 che sono in mezzo…».]

Ci arrivavo. Penso che ho finito il mio tempo. Il mio progetto più che altro è questo: io vorrei mettere insieme questi over 65 che in paese mi intercettino gli over 80 che sono sole a casa e che si deprimono. Quindi noi avremo vinto se riusciamo a portare insieme gli over 80, assieme ai 60 e agli adolescenti, perché, come si sa, le fasce più deboli della società sono proprio gli adolescenti e gli anziani.

Io spero che questo possa servire, e vorrei dire anche questo: pensate, cari Governatori, cari soci, quando un giovane avrà il suo studio o il suo laboratorio e ripenserà ai suoi mentor che l'hanno aiutato, sentirà il calore loro; e quindi avremo fatto un buon lavoro per l'Italia, avremo dato un futuro e anche avremo connesso. Quindi la connessione che possono fare i Lions è molto importante.

[Renzo Taffarello ringrazia le «Longevity Girls» e introduce il gruppo di lavoro successivo, su urbanistica e housing.]

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Capitolo 12
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Abitazione e territorio: urbanistica e housing

Lorenzo Crepaldi — Coordinatore del gruppo di lavoro, LC Venezia Marghera

[Renzo Taffarello introduce il gruppo: «Arriva adesso il contributo del Working Group del mattone, housing, edilizia e urbanistica, che ci viene a dare qualche prospettiva secondo la logica della longevity. Cari signori, giovani di belle speranze, a voi: dateci da dormire da qualche parte.»]

Buongiorno a tutti, grazie Renzo per la parola. Per questioni di tempo, le persone che sono qui si presenteranno attraverso il sito web, dove troverete nomi e titoli di ciascuno e tutte le loro competenze. slide 2

Bene, riprendo dove ero partito. Oggi parliamo di longevity nel campo dell'urbanistica e dell'housing. slide 3

Partiamo subito dicendo che ormai l'evoluzione delle persone, delle vite, ci impone modelli di pianificazione che devono cambiare, che siano adeguati a tutto quello che è il ciclo della vita. Questo perché devono essere modelli che ci devono essere pianificazione di innovazione, di adattabilità delle città, di qualità della vita.

Ma questo perché? Perché le fasi della vita ormai si sono articolate, sono più complesse e più dinamiche, e di conseguenza abbiamo una questione di progettazione urbanistica, di progettazione urbana, che deve in qualche modo evolversi sempre di più in questo ambito.

E guardate che un ruolo chiave in questo cambiamento lo gioca proprio la nostra governance. slide 4 Perché la governance? Perché la governance deve cercare di captare quella che è l'evoluzione e l'innovazione e trasferirla in modo completo in quella che è la pianificazione urbanistica. E questo facendo cosa? Cercando di captare tutti quelli che sono i bisogni che provengono dalle persone e dall'economia.

E proprio per questo la sfida che noi ci poniamo è quella di modificare il modello esistente della pianificazione urbanistica slide 5: da un modello che si basa su stabilità e prevedibilità, in cui i bisogni delle persone sono abbastanza omogenei, a un modello futuro in cui invece la pianificazione deve essere più complessa, più dinamica, con più variabilità, e capace di accompagnare la trasformazione demografica, il cambiare dell'abitare e quella che è l'innovazione tecnologica; quindi un modello capace di accompagnare tutte le fasi della vita nell'ambito della longevity.

Il passo successivo è proprio quello di cambiare la gestione del tempo e dello spazio all'interno degli ambiti urbani. slide 6 Quello che dobbiamo fare è appunto pensare a un nuovo tipo di gestione spaziale, con interconnessioni rispetto al sistema attuale.

In cosa dobbiamo modificare il nostro atteggiamento? Partiamo: per capire dove dobbiamo arrivare, dobbiamo anche capire qual è la situazione attuale.

Il nostro attuale quadro pianificatorio è basato su una legislazione datata: basti solo pensare che la legge urbanistica fondamentale ancora vigente, anche se poi le competenze, sul finire degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, sono passate alle Regioni, è ancora basata su una legge che risale al 1942, quasi a cent'anni fa.

Poi il sistema pianificatorio è ancora basato sul rigido e statico sistema dello zoning, cioè sulla suddivisione del territorio comunale in ambiti territoriali omogenei. E da ultimo, ma non ultimo, quello che forse è ancora più grave è che il fattore tempo non viene considerato nella dovuta maniera per quanto riguarda la messa a terra degli interventi che si cerca di attuare attraverso la pianificazione.

Questo ci fa capire che l'attuale sistema, anche se revisionato, purtroppo non riuscirebbe a stare al passo con i tempi, e quindi è necessario pensare a dei profondi cambiamenti sulla città. Profondi cambiamenti che, se non vengono attuati, rischiano di aumentare ancora di più il gap che persiste con le realtà più virtuose a livello italiano ed europeo.

Infatti l'innovazione corre molto più veloce dei quadri normativi slide 7, e quindi noi siamo tenuti a pensare alla città e alla pianificazione urbanistica in un modo nuovo, secondo un approccio scientifico, qualitativo e dinamico, oltre che multidisciplinare, nuovo. Questo in un'ottica naturalmente longevity.

Ci sono vari esempi a livello europeo che danno conforto alle nostre tesi slide 8: c'è la città di Lisbona, la città di Vienna, che da molti anni è al top del Global Liveability Index, e altre ancora.

Quello che però è importante precisare è che noi dobbiamo arrivare alla smart city. slide 9 La smart city è una città in cui le tecnologie e i dati riescono a gestire la città in maniera diretta.

Un elemento fondamentale, secondo gli studi più recenti improntati all'approccio della longevity, è proprio che investendo preventivamente sulle nostre città noi avremo un ritorno economico molto considerevole, anche in considerazione dei costi e delle ricadute sul Servizio sanitario nazionale dovuti alla cura dei singoli. Questo è uno degli aspetti fondamentali da considerare.

Allora, per fare una chiusura importante: come dicevamo, il problema dei costi è uno dei problemi fondamentali. La longevity non crea costi, crea valore slide 11, perché abbatte i costi per il Sistema sanitario nazionale e valorizza gli investimenti, creando sinergie pubblico-privato che sono efficaci; valorizza il valore immobiliare, creando zone che sono integrate; e valorizza la programmazione, in cui dà sicurezza e durata nel tempo per cui si può fare un'attività. La longevity porta valore.

Chiudendo velocemente, per fare una sintesi slide 12, quello che possiamo dire dal punto di vista del rinnovamento urbano è che dobbiamo parlare di integrazione; di intelligenza, per cui smart city, connessioni e utilizzo della tecnologia per creare relazioni; e dobbiamo parlare di valore, perché, e ne parleremo anche con i rappresentanti delle istituzioni, anche il pubblico deve capire che il cambio della governance è quello che fa in modo che la programmazione sia efficace, crei valore e crei sinergie tra pubblico e privato. Questa è una cosa che va avanti per il futuro, ed è su quello che dobbiamo investire.

Vi ringraziamo e diamo la parola a Renzo, che vedo che ha fretta.

[Renzo Taffarello ringrazia il gruppo di lavoro: il coordinatore Lorenzo Crepaldi, del Lions Club Venezia Marghera, Gianluca Chiapparo, Mattia Gomiero e Valeria Consolo, del Leo Club Catania Host, che non è presente perché fa parte di un gruppo di lavoro del Distretto 108 Yb Sicilia.]

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Capitolo 13
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Saluto del delegato al Tema di Studio Nazionale

Diego Taviano — Governatore Distretto 108 Yb, delegato al Tema di Studio Nazionale (in collegamento da Noto)

[Renzo Taffarello annuncia il collegamento con Diego Taviano, Governatore del Distretto 108 Yb Sicilia delegato al Tema di Studio Nazionale sulla longevità, e invita sul palco i Governatori Roberto Limitone, Antonella Genovesi e Paolo Pacorig. Roberto Limitone apre il collegamento: «Ciao Diego, Paolo e Antonella salutano. Prego, Diego.»]

Buongiorno a tutti, buongiorno a tutti da questa splendida città di Noto. Saluto tutti i partecipanti al vostro convegno e in particolare consentimi di salutare i tre colleghi Governatori: 108 Ta1 Antonella Genovesi, 108 Ta2 Paolo Pacorig e 108 Ta3, tu, carissimo Roberto. [inc.]

[Roberto Limitone: «Grazie Diego.»]

Allora, il tema nazionale della longevità. Io amo molto associare alla parte teorico-scientifica la parte realistica, la parte attuale, e ieri io ho potuto toccare con mano il problema della longevità.

Siamo stati, grazie al past governatore nostro, direttore del Centro Studi, il carissimo Franco Cirillo, nella Fondazione Sant'Angela Merici, dove ci sono diverse strutture. Una struttura è dedicata agli anziani, casa di riposo; una struttura è dedicata a quelli che hanno, giovani e meno giovani, delle problematiche motorie; un'altra struttura è dedicata ai malati di AIDS; e un'altra struttura è dedicata ai migranti, e in questa struttura vivono delle famiglie di migranti.

Nella casa di riposo abbiamo visto una carissima signora di 98 anni, lucidissima e perfettamente in forma, così come abbiamo visto purtroppo un'altra persona di 56 anni su una sedia a rotelle, senza possibilità di deambulazione.

E allora lì io ho voluto riflettere sulla longevità, perché il problema che ci dobbiamo porre è questo: sì, aumento degli anni, aumento della vita, però dobbiamo pur dire che l'aumento della vita dipende anche da come questa vita aumenta. Dobbiamo stare bene, dobbiamo dare la possibilità a chi negli anni supera questi grandi traguardi che la scienza ci sta mettendo davanti; dobbiamo capire come ci si arriva.

Quindi la cura del cibo è molto importante: la nostra dieta mediterranea ha un grande valore sul problema della longevità. Dobbiamo vedere anche le attività sportive che si devono fare, le attività motorie che si devono fare, che sono consigliate per una più incisiva longevità.

E allora, amici carissimi dei tre distretti presenti lì, noi guardiamo in modo ampio questo nostro problema della longevità: crescere, ma crescere bene; crescere negli anni, ma con una prevenzione che ci consenta che questi anni in più che ci regala madre natura li possiamo trascorrere bene, in salute e in rapporti sociali.

Io vi ringrazio per la vostra partecipazione. In tutta Italia si stanno tenendo queste conferenze, si stanno tenendo questi convegni sulla longevità. Io sono molto soddisfatto di questo, e presto arriveremo anche a fare una sintesi che poi verrà presentata al Congresso nazionale di Milano.

Grazie, carissimo Roberto, grazie Antonella, grazie Paolo, grazie a tutti e buona continuazione anche a voi.

[Roberto Limitone ringrazia Diego Taviano e saluta lui e gli amici Lions siciliani a nome suo, dei colleghi e di tutto il pubblico presente.]

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Capitolo 14
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Malattie croniche e comunità

Filippo Bergamo — Responsabile Caffè Alzheimer e Comunità amiche della demenza

[Barbara Finotto presenta l'ultimo gruppo di lavoro prima della pausa caffè, Malattie croniche e comunità: Ludovico Crepaldi con Filippo Bergamo, Sergio Rosato e nuovamente Lorenzo Crepaldi, Distretto 108 Ta3. Sottolinea che Filippo Bergamo è responsabile dei Caffè Alzheimer e delle Comunità amiche della demenza e non è Lion: «forse lo facciamo diventare Lion».]

Buongiorno a tutti. In teoria il mio compito dovrebbe essere quello di dare anche una sorta di scossa al momento. Scossa che da un dato abbastanza severo rispetto a quella che è la situazione attuale, cioè un 2,5% che rappresenta in questo momento la prevalenza delle demenze in Italia.

Noi siamo uno tra i paesi europei con il maggior tasso di prevalenza di demenze in Europa, e questo tasso va moltiplicato per l'impatto per quanto riguarda il rapporto tra persone che vivono con demenza e caregiver.

Nel 2050 la situazione si presenterà estremamente più drammatica, e questo è uno degli aspetti della longevity: il fatto è che nel 2050 molto probabilmente saremo con un dato che va verso il 4,5%, che significa il problema delle demenze praticamente avrà un impatto su 10 milioni di persone, pari a circa un sesto della nostra popolazione italiana.

Se voi vi voltate, nella vostra stretta prossimità una persona di voi potrebbe essere colpita dalla malattia o, in alternativa, potrebbe essere nel giro di pochi anni sicuramente un caregiver di una persona con un problema di demenza. E questa non è una visione drammatica della situazione, è una visione oggettiva: ce lo dicono i dati.

Che cosa abbiamo cercato di fare nel nostro gruppo? Parleremo di best practice, parleremo di azioni concrete; non parleremo tanto di idee che abbiamo in testa, ma di cosa già abbiamo pensato di fare e su cosa stiamo lavorando con il gruppo relativo alle demenze, per quanto riguarda il gruppo della longevity con i Lions.

Parleremo di tre filoni: le Dementia Friendly Community, che sono un programma tra l'altro internazionale, declinato poi anche nel nostro territorio italiano con un programma di tipo culturale; gli interventi psicosociali per le persone con demenza, e approfondiremo un attimo quello che è l'ambito dei Caffè Alzheimer; e per finire il filone relativo all'educazione, quindi il rapporto con i giovani.

Dementia Friendly Community Programme: che cosa significa? slide 4 Significa lavorare con le persone che vivono con demenza, con i caregiver; l'obiettivo è quello di allargare culturalmente l'impatto sociale rispetto ai temi della malattia. Significa coinvolgere e cambiare il sistema e l'ecosistema per arrivare ad una silver policy ed economy, perché noi abbiamo bisogno di cambiare da un punto di vista decisionale, e quindi politico, ma anche di saperlo declinare da un punto di vista economico. E dobbiamo farlo attraverso l'inclusione delle generazioni, quindi riuscendo a parlare anche ai più giovani.

Come abbiamo provato a farlo? Abbiamo provato a farlo attraverso l'avviamento di una Dementia Friendly Community per quanto riguarda il territorio di Mira. L'abbiamo fatto portando le persone con demenza e i caregiver a spasso per i territori, l'abbiamo fatto cercando di fare degli interventi di sensibilizzazione, l'abbiamo fatto cercando di entrare nelle scuole e cominciare a parlare ai giovani di demenza, di malattia neurodegenerativa e di come prendersi cura.

Il secondo filone è relativo agli interventi psicosociali. slide 6 In questo caso prendiamo in considerazione il Caffè Alzheimer, ma l'ottica è quella di prendere in esame tutti gli interventi a favore delle persone con demenza gratuiti, free. Noi dobbiamo essere di sostegno anche da un punto di vista economico: le persone che hanno un problema e che devono prendersi cura sono in sofferenza non solo da un punto di vista emotivo, ma anche da un punto di vista economico. Il peso della cura è anche economico. E quindi saper moltiplicare questo tipo di interventi significa coinvolgere le persone, significa supportare delle strategie a favore della società, significa aumentare quello che è l'impatto sull'ecosistema.

Per farlo stiamo cercando di includere anche tutta una fascia di popolazione, che è quella dei migranti, che noi non riusciamo mai a intercettare e che fanno parte con una percentuale importante del nostro territorio, e spesso ce ne dimentichiamo. Anche loro sono persone che qui, nel nostro paese, hanno una storia non solo da un punto di vista sociale e lavorativo, ma anche da un punto di vista di patologia, e questo va preso in carico; spesso noi non siamo così attenti. Lo stiamo facendo con l'Istituto Superiore di Sanità e col progetto IMMIDEM.

Rispetto a questo, stiamo cercando di coinvolgere all'interno dei nostri caffè anche i più giovani, dando spazio e opportunità di approfondimento anche da un punto di vista di tesi universitarie, di possibilità di crescita culturale all'interno dei nostri contesti.

Velocemente: abbiamo aumentato il numero di Caffè Alzheimer presenti nel nostro territorio, abbiamo organizzato delle rassegne letterarie, abbiamo portato qualche studente a laurearsi attraverso lo studio sui nostri contesti, abbiamo tradotto i nostri volantini, con l'aiuto del gruppo dei Lions, in varie lingue, affinché anche le persone provenienti da paesi stranieri avessero la possibilità di intercettare questo nostro intervento.

Altra cosa riguarda le scuole, stesso ragionamento. slide 8 Dobbiamo intercettare i più giovani: stiamo intercettando i più giovani, stiamo entrando dentro le scuole superiori, università; abbiamo assolutamente bisogno di intercettare quella fascia. Lo dobbiamo fare perché serve alla nostra economia, serve al nostro ecosistema, serve a creare sentiment, quel concetto che poi alla fine ci permette di avere in futuro qualcuno che si prenderà cura di noi.

Come? Anche quando entriamo nelle scuole abbiamo provato a tradurre i nostri modi di comunicare in maniera diversa: abbiamo proposto un cartoon sulle tematiche di demenza, abbiamo provato ad andare a parlare all'interno di un ateneo, abbiamo provato ad andare a parlare all'interno delle scuole superiori utilizzando un linguaggio che sia più fruibile.

Tutti i fattori accennati prima da Renzo, cioè i fattori abilitanti slide 10, che in qualche maniera devono essere in grado di lavorare sul territorio, mettere al centro la persona e dare innovazione tecnologica, e quindi anche coinvolgere nuove generazioni, passano per uno sforzo estremamente importante, dove tutti dobbiamo cominciare a toglierci la giacca, tirarci su le maniche e iniziare a lavorare praticamente da ora. Ora, perché domani siamo già in ritardo. E per farlo dobbiamo in qualche maniera non solo, come diceva l'incipit del nostro congresso, essere di più, vivere di più: dobbiamo anche un pochino darci ancora più da fare.

[Dal palco: «Grazie a Filippo Bergamo, grazie ancora una volta a Lorenzo Crepaldi. Mi metto in mezzo perché il tempo è stato breve, ma il fatto che ci sia un Leo che si interessa di malattie croniche e comunità come Ludovico Crepaldi merita un applauso: a lui, a tutti i Leo che sono qua presenti e a tutti i Leo che ci stanno seguendo in streaming.»]

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Capitolo 15
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Le terme di Abano e Montegrotto e la longevità

Luca Tognin — Vicepresidente Associazione Albergatori Abano e Montegrotto

[Dal palco viene presentato il dottor Luca Tognin, vicepresidente degli albergatori di Abano e Montegrotto, per un breve indirizzo di saluto prima che lasci il convegno per impegni istituzionali.]

Buongiorno a tutti. È un piacere essere qui in questo momento, in cui il tema affrontato, quello della longevità, è un tema che è assolutamente nelle corde delle terme di Abano e Montegrotto. Quando ho ricevuto l'invito ho pensato: quale migliore location, se non quella di Abano, per affrontare questo tema?

Abano e Montegrotto (non me ne vorrà il sindaco di Abano, che è appena andato), ma per noi la destinazione è la destinazione di Abano e Montegrotto. Sono le terme, sono il bacino termale tra i più importanti, se non il più importante, d'Europa, e di questo ne siamo fieri e orgogliosi; e quindi è nel nostro DNA prenderci cura del benessere delle persone a 360 gradi.

Abbiamo visto come il tema della longevità sia legato a un prolungamento della vita media, ma soprattutto a una qualità migliore della vita attesa, ed è in questo ambito che le terme si inseriscono, nell'ambito della salute, del benessere e della prevenzione.

Le terme di Abano e Montegrotto hanno la mission e la vision di essere il primo bacino termale per la prevenzione della salute. Nel nostro sottosuolo c'è un bene molto prezioso, la nostra acqua termale. Sgorga da sorgenti naturali a una temperatura che raggiunge gli 80-85 gradi ed è declinata sotto diversi aspetti legati proprio al benessere, come salute preventiva. È utilizzata per la maturazione del fango termale, che è un farmaco naturale.

Il nostro Centro Studi Termali Pietro d'Abano da più di 40 anni si occupa di ricerca scientifica, di ricerca in ambito termale, e ha dimostrato come la fangoterapia sia uno strumento che aiuta nella fase della prevenzione. Viene utilizzata per tutte le malattie osteoarticolari, ed è testimonianza diretta da parte dei nostri ospiti, che di anno in anno tornano, il fatto che un ciclo di fangoterapia ogni anno dia degli stimoli e dia la possibilità di una prevenzione che fa star meglio, che dà un contributo alla qualità della vita.

L'acqua termale viene utilizzata per le terapie inalatorie, e quindi per tutto ciò che riguarda l'apparato respiratorio. L'acqua termale è presente nelle nostre piscine: quindi un bagno in acqua termale non è semplicemente un bagno in acqua calda, ma è un bagno in una sorgente di benessere. Ci tengo a dirlo e a ripeterlo in questo consesso così importante, perché a volte ciò che si ha a portata di mano, ciò che si ha vicino, non è tenuto in considerazione: l'erba del vicino sembra sempre più verde.

Abbiamo molti ospiti italiani, ma ospiti che vengono da tutta Europa e non solo, e riconoscono la qualità e i benefici di un soggiorno termale che lega la parte della salute, del benessere, ma anche, come abbiamo visto, la parte della convivialità, della relazione, in un palcoscenico naturale: siamo ai piedi dei Colli Euganei, oggi riconosciuti patrimonio mondiale dell'UNESCO.

E quindi gli ospiti che ogni anno tornano, a età di tutto rispetto, soprattutto dopo il Covid ci hanno detto che l'assenza di un anno, un anno e mezzo, imposta dalla pandemia, ha dimostrato come, viceversa, una continuità faccia star bene. Gli ospiti arrivano a volte a un'età di 85-90 anni, alcune volte con le loro macchine, e ci dicono: «Finché le forze me lo consentono, io frequento le terme».

Quindi un invito a tutti a riconoscere la qualità e il valore di un soggiorno termale nell'ambito della longevity, nell'ambito di una prospettiva di vita che si allunga, e soprattutto che si allunga con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita.

Un'ultima considerazione su quanto è stato detto prima sull'importanza delle relazioni, in cui l'ente pubblico, le associazioni di categoria, realtà così importanti come i Lions, possono ciascuno dare un contributo in una rete, in una connessione di competenze, con l'obiettivo alto, come in questo caso, di migliorare la qualità della vita.

Quindi grazie ai Lions, un applauso al lavoro che è stato fatto in questo anno, che oggi porta a un GreenBook, a un Manifesto che è però l'inizio di un percorso nel quale, sono certo, le terme potranno fare la loro parte. Grazie a tutti.

[Dal palco: «Grazie, dottor Tognin. L'argomento è importante, però è anche lungo.» Vengono annunciati i due interventi successivi, su turismo ed economia, dopo una pausa caffè di 5-10 minuti.]

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Capitolo 16
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Il service Alzheimer e il supporto ai caregiver

Terenzio Zanini — Past Governatore Distretto 108 Ta3

[Il Governatore Roberto Limitone invita sul palco Terenzio Zanini, past governatore, a parlare di un tema che ha seguito molto da vicino: il lavoro del Distretto sull'Alzheimer e sui caregiver, che tocca il tema della giornata.]

Bene, grazie. Consentitemi di rivolgere un plauso a chi è intervenuto prima di me, per le relazioni, che spero saranno a disposizione e che troverete interessanti. Certo, non è un punto d'arrivo: immagino sia un buon punto di partenza, e sono contento che il nostro Distretto partecipi a questo.

Nel quadro della longevity, il service che abbiamo sviluppato nel 108 Ta3 da ormai sei anni è sicuramente pertinente. È un progetto che nasce dal finanziamento di un service che è diventato service distrettuale, coi proventi della Fondazione. Nasce dall'idea di un familiare che ha abbandonato una carriera da dirigente per assistere la moglie colpita dall'Alzheimer: Giorgio Sofiantini. Giorgio Sofiantini è una figura eccezionale, perché ha dedicato e sta dedicando la sua vita a sostenere i caregiver. Ha scritto diversi libri, che presenta in giro, e tutti i soldi che raccoglie vanno a sostenere questa attività.

Che cosa abbiamo fatto? Qui in sala c'è qualcun altro: mi sembrava di aver visto anche Lovisetto, che ha partecipato. Quel progetto, sostanzialmente 30.000 euro investiti dal nostro Distretto, ha prodotto due attività.

La prima: un tavolo di lavoro fatto di giuristi ed esperti di problemi sociali, che ha predisposto un testo di legge proprio per sostenere i caregiver nei vari aspetti. Il progetto è stato presentato al Senato, messo all'ordine del giorno della decima Commissione, e ha visto l'interessamento della presidente, del Ministro per le Disabilità Locatelli, che ha avuto un certo interesse. Non potevamo certo immaginare che avrebbero approvato il nostro progetto, ma ci è stato detto che era congegnato bene, era stato presentato e costruito bene, e soprattutto le innovazioni che c'erano dentro sono state trasferite in un progetto più ampio, che riguarda il più ampio mondo della disabilità.

Questo però è stato l'aspetto tecnico-giuridico, che aveva lo scopo di promuovere il dibattito a livello nazionale. Ma un'altra attività andava fatta subito: portare un aiuto immediato ai caregiver, cioè a persone che, come abbiamo visto anche qui nelle slide precedenti, sono molto spesso isolate. Le cronache spesso ci davano notizia di omicidi o suicidi: l'anziano che non riusciva più a seguire la moglie, che l'ha uccisa e si è suicidato. Di fronte a queste cose, e al racconto che Sofiantini ci aveva fatto, abbiamo pensato che non potevamo non occuparci di questo tema. E ce ne siamo occupati ampiamente: una parte tecnico-giuridica, ma una parte nella quale siamo andati subito a portare aiuto a queste persone. Perché quando capita (come è capitato anche a me: io ho avuto i miei genitori non con l'Alzheimer, ma con la demenza) non sai a chi rivolgerti, devi andare a battere le zucche, a battere a tutte le porte per capire come funziona.

E quindi abbiamo iniziato subito a organizzare dei corsi diretti innanzitutto ai caregiver. Poi abbiamo visto che si sono presentati anche operatori sociali e via di seguito, ma fondamentalmente ai caregiver. Questo Distretto, insieme al 108 Ta1 in particolare e da quest'anno anche al 108 Ta2 (cioè i tre distretti), ha promosso un progetto che ha portato sostegno ormai a circa 2.000 persone in Italia. A questi corsi si collegano mediamente 100-200 persone ogni volta; sono cinque puntate straordinarie, nelle quali i partecipanti hanno modo di interloquire con gli esperti, con domande che spesso proseguono per ore. Alla fine, a tutti questi mandiamo un manuale, nel quale possono trovare le risposte immediate per potersi orientare in questo vasto e delicato mondo.

Concludo solo con una cosa. Il nostro governatore del Veneto ha posto la persona al centro. Io, in un tavolo di partenariato, ho rilanciato e ho detto: sì, in tutte le fasi della vita la persona è centrale, ma ci sono due fasi particolarmente delicate, quella dell'infanzia e dell'adolescenza e quella dell'età avanzata, e la prima, quella dell'infanzia e dell'adolescenza, è funzionale alla seconda. Anche qui cerchiamo di andare a recuperare un nostro grande progetto, che può essere la risposta per tante emergenze: il nostro Lions Quest. L'abbiamo solo noi e dobbiamo esserne orgogliosi.

Grazie dell'ascolto.

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Capitolo 17
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La Regione Veneto, i caregiver e la delega alla longevità

Roberto Limitone — Governatore Distretto 108 Ta3

Grazie Terenzio, grazie al past governatore Terenzio Zanini, che ha parlato di un'attività molto importante, partita dal Distretto 108 Ta3 perché avevamo un socio coinvolto direttamente, come lui ha riferito, e poi estesa anche al 108 Ta1 e al 108 Ta2. Grazie per il lavoro che state facendo, Terenzio, e che porteremo avanti.

A proposito del Presidente Alberto Stefani, ci tengo a dire che doveva partecipare, però ha mandato una lettera nella quale elogia il lavoro che stiamo facendo e dà un carissimo saluto a tutti voi. C'è da dire che il Presidente, fin dalle prime battute della sua presidenza, al di là del colore politico, ha detto subito (mi riferisco, per esempio, a quello che ha appena detto Terenzio Zanini) che si dedicherà ai caregiver dal punto di vista legislativo regionale, e questo a prescindere dalla provenienza politica di questa tematica, perché evidentemente non ha colore politico. Quindi un applauso va a lui. In più occasioni ha saputo manifestare il suo pensiero di assoluta vicinanza ai temi della solidarietà e del sociale.

Quindi grazie, grazie per la lettera che ci ha mandato, di cui vi leggo il passaggio finale: «La nostra regione vuole essere quindi una comunità forte, capace di governare il cambiamento demografico. In questo contesto il potenziamento della sanità territoriale attraverso ospedali di comunità e il riordino delle reti di prossimità è fondamentale per evolvere i modelli di assistenza e garantire dignità e supporto a ogni cittadino».

Quindi avanti: vediamo se riusciamo ad averlo in altre occasioni. Ci sembra che la sensibilità ci sia, e quindi auguro a tutti noi un buon lavoro. Grazie al Presidente.

Più tardi avremo un contributo dell'assessore Paola Roma, che in questo momento è a Venezia, impegnata con il Ministro Locatelli, se non ho capito male, e che ha ottimi rapporti con i Lions. Questo Ministro è bravissimo, sta lavorando bene su tutta Italia. L'assessore Paola Roma si occupa di sociale ma anche di longevity: nello specifico, la delega parla proprio di longevity, e questo è importante. Ha mandato un suo videoclip, che vedremo alla fine del convegno ma che trovate già nel sito internet. Quindi grazie alla Regione. A fine maggio la vedremo, per portare avanti il nostro lavoro, il nostro Manifesto, che a quel punto sarà già stato presentato a Milano.

Bene, prego.

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Capitolo 18
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Turismo ed economia: longevità e turismo

Martin Manera — Lions Club Lignano Sabbiadoro, portavoce del Consorzio Holiday Lignano

[Dal palco: «Grazie, Governatore.» Viene richiamato sul palco il Governatore del Distretto 108 Ta2 Paolo Pacorig, perché l'argomento, visto l'estate che viene, è il turismo, l'economia e l'impresa. Il relatore è Martin Manera, del Lions Club Lignano Sabbiadoro, «che è anche il presidente degli albergatori di Lignano Sabbiadoro».]

[Battuta sul palco: «So che tutti stavate aspettando questo momento per la presentazione del Biker Fest di Lignano, che si terrà fra il 14 e il 17 di maggio… o forse non è questa la sede più opportuna?» — «Va benissimo: saranno 40 anni di Biker Fest, un evento molto importante per la località.» — «Forse è una battuta, forse è una provocazione: perché non parlare anche del modo di gestire il turismo e di conoscere le nostre località in maniera diversa? Lignano non è solo Biker Fest, ma una serie di proposte e di iniziative, quelle che vi verranno illustrate adesso. Prego.»]

Grazie mille, buongiorno a tutti. Un sentito ringraziamento al nostro gruppo di lavoro: sono quasi tutti professionisti dell'ambito turistico delle varie località del Friuli Venezia Giulia, Lignano e Grado. Quindi un ringraziamento a Sandro Lovato di Grado, a Pierfrancesco Bocus di Lignano, a Danisa Fagotto di Lignano, e un carissimo ringraziamento anche a Simona Dell'Utri, che è stata praticamente il fil rouge che ha collegato tutti i vari punti e sintetizzato tutte le nostre impressioni. Vi ringrazio. slide 2

Non affronterò le varie problematiche individuali, che sono state già ampiamente illustrate, le difficoltà che l'età purtroppo porta avanti col tempo. Io parlo invece di quelli che, per fattore di prevenzione oppure anche per fattore C, hanno del tempo da poter dedicare al turismo.

Il turismo ha affrontato nella sua storia il turismo sociale, il classico degli anni '70-'80: quando si pensava al turismo over, era il gruppo di anziani che veniva a fine stagione o a inizio stagione. Adesso il mondo del turismo silver, così come viene in qualche maniera determinato, cambia completamente. Cambiano completamente i motivi per cui le persone over, della categoria silver, fanno vacanza: uno, perché hanno eventualmente del tempo da dedicarci, ma hanno anche grandissime aspettative rispetto a come riempire il loro tempo. slide 3

In particolare abbiamo visto che ci sono alcune problematiche che riguardano non tanto l'individuo ma le località. Sono delle difficoltà strutturali, perché le località, in particolare quelle dell'Alto Adriatico, si sono evolute nel tempo soprattutto per concentrare in 3-4 mesi l'attività delle famiglie nel territorio: quindi parchi tematici, tutto orientato verso le famiglie, una costruzione della località che non è proprio esente da barriere architettoniche, e una presenza anche di servizi per il territorio (pensiamo ai pronto soccorso o ai punti di pubblica sicurezza) molto concentrati nella stagione. slide 4

La silver economy è quindi considerata oggi una risorsa. Una risorsa perché ha un pubblico altamente informato, un pubblico che è interessato a vivere esperienze nel territorio che va a visitare, non semplicemente a stazionarvi; non desidera venire per forza nei periodi di massima affluenza, anzi predilige periodi di spalla, in cui magari anche il caldo non è così opprimente, ma che comunque permettono una serie di attività nel territorio, e determina una cascata favorevole a tutti i servizi che il territorio riesce a fornire. slide 5

Piccoli esempi di come alcune località hanno sviluppato questo interesse della popolazione turistica silver in una chiave di nuova visione del turismo. slide 6 Non li faccio adesso puntualmente. Ci troviamo fondamentalmente in una località, Abano Terme, che dopo aver vissuto per un lungo periodo la prima parte turistica, che era quella medicale, dopo la crisi degli anni '80 e '90 ha saputo rivoluzionare in qualche maniera la sua offerta turistica. E quindi, come accennava anche il vicepresidente di Federalberghi, ha dato una nuova visione al proprio pubblico di quello che era Abano Terme, ma soprattutto ha dato una visione della salute della persona in senso olistico: tutti gli aspetti dello star bene, ben oltre il semplice aspetto medicale.

Alcuni esperti vi propongono come modelli alcune esperienze che sono state fatte in giro per il mondo; qua ne vedete alcune. slide 7 Chiaramente noi non dobbiamo semplicemente importare il modello da una nazione diversa, come era già stato detto in precedenza, ma dobbiamo calare lo spirito che accomuna queste località nelle nostre realtà. Noi abbiamo delle località meravigliose, alcune anche molto storiche (sto pensando a Grado e a Caorle, per esempio, nell'arco dell'Alto Adriatico), che hanno un'identità molto forte dal punto di vista storico e architettonico e che possono essere fondamentalmente dei punti di partenza per un ragionamento di longevity in ambito di vita.

Piccole proposte operative su come affrontare, come operatori del settore turismo, la questione longevity. slide 8 Una longevity room è una camera che è pensata per interagire con i propri ospiti in maniera diversa dalla staticità che abbiamo adesso: quindi possibilità tecnologiche e in primis anche l'intelligenza artificiale, che può prevenire e prevedere situazioni di pericolo senza un'invasione della sfera personale dell'ospite. La questione della prevenzione è stata già affrontata. L'alimentazione, la dieta mediterranea: siamo nel cuore del Mediterraneo, quindi dobbiamo assolutamente valorizzare i nostri prodotti tipici e le nostre peculiarità. Creare una rete tra imprenditori e servizi pubblici per poter soprattutto allungare il periodo di operatività, e questo significa anche rendere più attrattive per i propri collaboratori le nostre località, che lavorano fondamentalmente 4 mesi all'anno. Una stagione più lunga implica anche una maggiore possibilità di dare risposte lavorative.

C'è poi un aspetto fondamentale: i senior attivi non vogliono avere vecchi intorno, vecchi nel senso precedente del termine; vogliono vivere in contesti di stimolo, e quindi l'incontro con i giovani è assolutamente fondamentale. Giovani fornitori di servizi, giovani fornitori di supporto. E da Leo Advisor non posso che essere contento del fatto che alcuni Leo hanno partecipato al progetto. Ritengo che come Lions dobbiamo assolutamente incrementare questo coinvolgimento dei Leo, perché fondamentalmente saranno loro i fruitori e i fornitori di tutti i servizi che noi adesso stiamo semplicemente immaginando, anche perché dai giovani possono venire idee su quali sono poi le figure professionali necessarie per sostenere e portare positività alla realizzazione di questo progetto.

Un'ultima considerazione. Il tema nelle nostre aree è talmente sentito che stiamo pensando di organizzare per l'inizio dell'autunno, probabilmente a settembre-ottobre, proprio un incontro, una piccola conferenza a Lignano Sabbiadoro, incentrata su come sviluppare nelle località turistiche di adesso, che sono fondamentalmente, come dicevo, incentrate su quattro mesi di caos (scusate), strategie che possano invece portare a una fruibilità dei territori per tutto il mondo. Grazie.

[Dal palco: «Grazie, Presidente, di averci portato qua uno spicchio di Lignano Sabbiadoro e di averci fatto vivere questo turismo intergenerazionale. E ancora grazie ai Leo, che lei ha giustamente ricordato.» Un altro intervento dal palco: «Prendo la parola perché non abbiamo ringraziato una persona che è qua in sala come Leo: abbiamo il piacere di avere qua il nostro Chairperson Leo, Gianni Nardelli, che i giovani amano talmente tanto…»]

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Capitolo 19
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Finanza, risparmio, fiscalità e previdenza

Gruppo di lavoro Finanza, risparmio, fiscalità, previdenza — Dario Grohmann, Paolo Borgato, Alessio Baracco

[Dal palco: «Grazie Gianni di essere qua anche questa volta.» Viene annunciato l'ultimo percorso, l'ultima pillola, su economia, risparmio e fiscalità, con i relatori Dario Grohmann, Paolo Borgato e Alessio Baracco. Mentre i relatori salgono: «Adesso si parla di [inc.], parola magica… si fanno attendere, come i soldi in questo periodo. A lei lo scettro.»] slide 2

Dario Grohmann

Dario Grohmann — Lions Club Lignano · ▶ 20:36

Buongiorno a tutti. Noi dobbiamo parlare di fiscalità e di pensioni, e chiaramente sono argomenti estremamente ampi, per cui non abbiamo il tempo per poterli affrontare nel dettaglio. Mi limiterò a indicare per punti quelli che sono gli elementi rilevanti che sono stati messi in crisi dalla longevity, quelle che sono le nostre proposte e quelli che possono essere i benefici che si possono avere se il legislatore, quindi se il decisore politico, accetterà le nostre proposte o quantomeno le trasformerà in proposte di legge. slide 3

Quali sono gli elementi che sono andati in crisi? slide 4 Abbiamo un invecchiamento della popolazione, aggiunto a una forte denatalità, il che comporta una forte diminuzione di lavoratori attivi e più pensionati. A questo si aggiunge l'aumento della speranza di vita, il che significa più pensioni pagate più a lungo, e quindi maggiori costi per lo Stato. Il sistema attuale in vigore, il sistema a ripartizione (tanti contributi pagati per tante pensioni erogate), è in crisi perché è un sistema fragile, avendo pochissimi contributi rispetto a quelle che sono le pensioni da pagare.

A questo si aggiungono una bassa occupazione e carriere discontinue. Questo che cosa comporta? Sicuramente pensioni molto più basse e chiaramente una povertà futura, specialmente nel periodo della maggiore fragilità della vita. Poi una confusione normativa totale su tutti i fronti, perché abbiamo norme che si inseguono da 40 anni e il legislatore non ha mai messo mano a una normativa ordinata. In più abbiamo una difficile transizione dal lavoro alla pensione, inefficiente, e squilibri demografici futuri: meno giovani e più anziani.

Quali sono le soluzioni che si possono proporre a questo punto? slide 5 Innanzitutto una semplificazione del sistema pensionistico, riducendo le tipologie di pensionamento e introducendo due soli criteri, che devono essere l'età e i contributi. Il posticipo dell'età pensionabile, che ormai è abbastanza accettato dalla maggioranza dei lavoratori: quindi pensione standard a minimo 67 anni, però con la possibilità volontaria di lavorare fino a 70 e anche oltre. Incentivi per restare al lavoro, altrimenti nessuno intende rimanere a lavorare: occorre prevedere bonus economici, quindi più stipendio netto invece del pagamento di contributi, e più agevolazioni fiscali. E ancora flessibilità lavorativa per gli anziani, specialmente per gli over 65 che lavorano all'interno dei grandi centri urbani, dove gli spostamenti lavorativi sono molto impegnativi: quindi prevedere un part-time agevolato, lo smart working e una riduzione dei carichi di lavoro.

Ancora, prevedere una staffetta generazionale slide 6, perché i lavoratori senior possono svolgere una funzione importantissima come tutor nei confronti dei giovani; e anche una riduzione di orario di lavoro di questi soggetti, anche prima dei 65 anni, può stimolare nuove assunzioni e garantire un periodo di coesistenza più ampio tra gli over 65 e le nuove leve, in modo da garantire di più un trasferimento di competenze tra i lavoratori più anziani e quelli giovani. Occorre poi stimolare una maggiore occupazione e base contributiva, perché bisogna prevedere incentivi all'assunzione dei giovani, lotta al lavoro precario e sottopagato: più contributi uguale, come dicevo, pensioni più sostenibili. Occorre prevedere assolutamente un nuovo modello sociale, basato proprio sulla longevity: valorizzare gli over 65 come risorsa e promuovere il lavoro attivo e anche il volontariato.

In conclusione si può dire che la soluzione è rendere il sistema più semplice, più stabile e più sostenibile, facendo lavorare le persone più a lungo, ma in modo flessibile e incentivato, favorendo allo stesso tempo l'ingresso dei giovani.

Concludo: quali sarebbero i benefici che si avrebbero sicuramente se si mettessero in campo queste nostre proposte? slide 7 Una maggiore sostenibilità del sistema pensionistico: più anni di lavoro, più contributi versati e meno anni di pensione da pagare. Maggiore certezza per i lavoratori, quindi regole semplici e stabili che permettono di sapere quando e come andare in pensione: oggi molti lavoratori non sanno quale importo di pensione avranno nel momento in cui andranno in pensione. Ci vuole un migliore equilibrio tra generazioni, quindi una maggiore collaborazione tra lavoratori anziani e giovani: come dicevo prima, il tutoraggio e il trasferimento di competenze sono assolutamente indispensabili. E pensioni più adeguate: carriere più lunghe e contributi maggiori, quindi assegni pensionistici più ampi, più sostenibili, e di conseguenza un periodo di pensione più breve, perché nessuno, specialmente dopo che ha smesso di lavorare, se ha una pensione povera può aspettarsi un tenore di vita adeguato.

E infine una maggiore produttività per il sistema Paese, che significa anche valorizzare l'esperienza dei lavoratori senior; e la transizione più graduale alla pensione, con la flessibilità, part-time e smart working, rende meno traumatico il passaggio. Di conseguenza si avranno persone che vivono meglio, che avranno periodi di lavoro più lunghi e quindi una vita sociale più piena, e quindi una longevity molto più soddisfacente.

Paolo Borgato

Paolo Borgato — Lions Club Padova Jappelli · ▶ 26:55

Grazie mille a Dario Grohmann, che mi dà l'aggancio per averci ricordato quanta fatica si fa a portare a casa un po' di risparmio e ad accantonarlo. Ed è proprio questo l'argomento che vorrei trattare con voi: il risparmio e il tempo che la longevity sembra che ci stia regalando.

Leggiamo: slide 8 «La longevità ci regala tempo di vita in più. Gli investimenti e il risparmio, per essere efficienti, hanno bisogno di tempo.» Quindi si innesca un meccanismo virtuoso tra il tempo che abbiamo in più e la necessità dei nostri risparmi di lavorare al meglio e di essere ottimizzati, che richiede tempo.

In realtà abbiamo capito, in tutta questa mattinata, che quando parliamo di longevità pensiamo subito al traguardo medico-scientifico, alle statistiche, e questo è sicuramente vero: vivere più a lungo è una grande conquista. Ma oggi, come gruppo di lavoro dedicato alla finanza, al risparmio e alla fiscalità, vorremmo proporre uno sguardo ancora più oltre. La longevità non è solo un dato biologico: è un fatto economico, è un fatto sociale e soprattutto è una questione di libertà. E adesso vediamo il motivo.

slide 9 C'è una frase che mi sembra riassuma bene questo passaggio che stiamo vivendo: i nostri nonni dovevano sopravvivere, i nostri genitori dovevano costruire, noi dobbiamo durare. E se ci pensate è una cosa profondissima, che va a scavare dentro le coscienze di tutti noi. slide 10 Non basta più arrivare avanti negli anni: dobbiamo capire con quali risorse, con quale autonomia e con quale dignità. Pensate che parole importanti: con quali risorse, con quale dignità.

Perché il punto vero, secondo me, secondo noi, è proprio questo: la longevità può essere una straordinaria opportunità, ma senza una pianificazione economica rischia di trasformarsi in un dramma. Il dramma di vivere più a lungo dei nostri risparmi, proprio in un momento in cui il welfare pubblico non ci sta dando una grande mano. Il dramma di dover chiedere aiuto magari ai propri figli, quando si sperava di poter stare bene, di andare in pensione.

slide 11 Nei materiali che abbiamo analizzato emerge con forza un dato simbolico e molto potente: nelle economie avanzate esiste un gap medio di circa 14 anni tra la durata della vita e le risorse finanziarie disponibili. 14 anni senza soldi, la dico facile. Significa una cosa molto semplice: per tante persone il problema non sarà morire troppo presto, ma sarà restare senza mezzi troppo presto. E questo vuoto si apre proprio nella stagione della vita in cui si hanno i bisogni più importanti: le spese sanitarie, i bisogni di assistenza, il desiderio legittimo di fermarsi un po' e di rilassarsi dopo una vita di risparmio e di lavoro.

Allora la domanda cambia. Non dobbiamo più chiederci soltanto quanto vivremo, ma dobbiamo chiederci come finanzieremo il tempo in più che la vita ci sta regalando. Perché il tempo ha una caratteristica meravigliosa e severa insieme: da una parte allunga i bisogni, dall'altra allunga anche le opportunità. E qui entra in gioco il cuore del nostro messaggio: gli investimenti e il risparmio, per essere efficienti, hanno bisogno di tempo. La longevità, paradossalmente, ci consegna proprio questo fattore decisivo: il tempo.

Tempo per accumulare, per investire con metodo, per sfruttare l'interesse composto. Tempo per costruire la previdenza, tempo per proteggere il patrimonio dagli imprevisti, tempo per fare scelte migliori, purché le si faccia adesso e non quando sarà tardi.

Nei documenti ricorre un'idea che potrebbe essere molto utile ricordare: la longevità si regge su due grandi pilastri, che potremmo chiamare le due P. La prima P è la previdenza: mettere da parte, accantonare, investire in modo efficiente, pensando non solo alla pensione ma alla continuità della propria vita. La seconda è la protezione, perché anni di sacrifici possono essere messi in discussione da un evento imprevisto, da una malattia, da un bisogno assistenziale, da una fragilità familiare che può sottrarci del patrimonio, del risparmio che noi avevamo pensato di accantonare per noi. La previdenza costruisce, la protezione difende: insieme queste due dimensioni rendono la longevità più abitabile.

slide 12 E poi c'è un terzo elemento decisivo, la consulenza. Perché possiamo dircelo con grande chiarezza: da soli, in un mondo così complesso, si rischia di rinviare, di semplificare troppo, di affidarsi a un'abitudine o alla paura. Invece oggi servono persone capaci di mettere insieme i tasselli: la pensione pubblica, la previdenza complementare, la fiscalità, la protezione, gli investimenti, i tempi di accumulo, la sostenibilità familiare, la trasmissione del patrimonio. Un sacco di cose che vi ho appena buttato lì, ma che in realtà costituiscono tutto il nostro concetto di patrimonio futuro. Un puzzle, e un puzzle, per essere completo, ha bisogno di una visione d'insieme.

slide 13 Il nostro invito finale allora è semplice. La longevità ci sta regalando degli anni; la finanza, se usata bene, può trasformare quegli anni in autonomia; il risparmio, se ben orientato, può trasformarsi in serenità; la consulenza, se competente, può trasformare l'incertezza in progetto (un'altra parola importante). Il tempo lo abbiamo: non sprechiamolo. Prendiamone consapevolezza, cominciamo presto, costruiamo con metodo, proteggiamo con intelligenza.

Vado verso la fine. slide 14 L'obiettivo non è diventare più ricchi: è diventare più liberi, più a lungo. E magari, alla fine di questo viaggio, avere qualcosa di ancora più bello: non solo aver avuto risorse per tutta la nostra vita, ma aver lasciato anche, dopo di noi, qualcos'altro, come amore, responsabilità e continuità, a chi rimarrà dopo di noi.

Sentiamo infatti il dottor Alessio Baracco, che ci propone la sua visione anche sul tema fiscale e previdenziale. Vero, Alessio?

Alessio Baracco

Alessio Baracco — PhD, dottore in economia comportamentale, Lions Club Padova Jappelli · ▶ 33:44

Buongiorno a tutte e a tutti, e grazie Renzo. Mi allaccio al termine che hai ripetuto più volte: il tempo. slide 15 Oggi, per parlare di longevità, dobbiamo forse incominciare un pochino prima di raggiungere i 65 anni che abbiamo più volte detto. Infatti ho indagato su una fascia di età leggermente inferiore, in ambito aziendale. [inc.]

slide 16 In azienda un lavoratore su quattro ha più di 54 anni. Parliamo di lavoratori, persone che hanno già maturato una certa [inc.] di lavoro, che possono essere operai specializzati, impiegati, quadri, dirigenti, che oggi hanno comunque a rischio le loro competenze, perché la digitalizzazione, le nuove tecnologie rendono sempre più velocemente obsolete le capacità delle persone. In questo momento non c'è molta attenzione verso queste figure che, pur avendo già una certa anzianità di servizio, dovranno lavorare almeno altri 15-20 anni, con un bagaglio di esperienze sicuramente importante ma via via sempre più obsoleto.

slide 17 E quindi oggi siamo di fronte a un grande cambiamento culturale, che investe in primis le istituzioni, investe sicuramente le imprese, gli imprenditori, e le persone. Le istituzioni italiane ci hanno abituato alla pensione anticipata, ci hanno abituato a tanti scivoli, che sono spariti da tempo ma che nella mentalità dell'italiano ancora rimangono: spesso sento dire «spero in uno scivolo», scivolo che non arriverà. Le imprese sono continuamente alla ricerca di personale, e non valutano che il personale che hanno in azienda potrebbe essere rivalutato mettendo in pista corsi di formazione ad hoc, situazioni tali che renderebbero meno gravoso [inc.] per persone che hanno già una loro maturità, e le renderebbero più proficue sia per loro stesse sia in ambito produttivo. E soprattutto creare quel legame indissolubile tra i giovani nativi digitali e quelli più adulti, che l'informatizzazione l'hanno subita. E quindi le istituzioni devono cambiare il modo di fare comunicazione verso i giovani e verso le persone più mature. [inc.]

slide 18 Evidentemente deve essere un approccio multidisciplinare: non è sufficiente un avvocato o un commercialista, ma servono anche altre figure professionali per mettere in campo dei programmi verso il personale, verso i collaboratori, anche nell'ambito delle tanto decantate azioni di sostenibilità, i famosi ESG, perché un lavoratore maturo, se giustamente sensibilizzato, può portare grandi risultati alle imprese. Soprattutto l'incontro tra giovani e meno giovani, lo scambio di comunicazioni tra loro, lo scambio di abilità, può portare solo benessere fisico e mentale alle persone, e anche più profitto all'impresa e all'imprenditore.

Qui c'è una slide conclusiva che a voi non serve dire, perché siete tutti paladini di queste sensibilizzazioni. Quindi io con questo ho concluso. Grazie.

[Renzo Taffarello (0:40:18–0:42:02): «Una cosa che dovete sapere è che Alessio ha sponsorizzato una borsa di studio sulla longevity con l'associazione Alumni di Padova. Signori miei, già cominciamo ad avere delle iniziative di questo tipo.» Una menzione al Leo Gabriele, che ha fatto la tesi sulla longevity, una delle prime, seguita dal professor Roshan Borsato di Ca' Foscari, che doveva essere alla tavola rotonda ma non c'è: «è il più giovane, è anche il più debole», si è preso una febbre a 39. Poi, su sollecitazione dal palco: «Importantissimo: abbiamo fatto un sito, anzi l'ha fatto lui [Paolo Borgato], un sito in cui ci siamo arrangiati, con tutti i pro e i contro dell'arrangiamento nostrano, artigiano. Andate a visitarlo: trovate tutti i contenuti, la tesi e tutte le menzioni che abbiamo fatto. Grazie Paolo.» Sul sito, con tutte le spiegazioni di oggi, si troverà anche il commento dei tre Governatori: www.lionslongevity.it.]

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Capitolo 20
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Tavola rotonda: opportunità e gap della longevità

Vittorio Filippi — sociologo, Università di Padova · Oscar Zanutto — responsabile dei progetti di innovazione, ENEA · Tiziana Menegon — Responsabile U.O.S. Servizio Promozione della Salute, U.O.C. Servizio Prevenzione e Controllo delle Malattie Croniche, Dipartimento di Prevenzione, Azienda ULSS 2 - Marca Trevigiana · Renato Mason — segretario della CGIA di Mestre

Domande dei Governatori Roberto Limitone (108 Ta3), Antonella Genovesi (108 Ta1), Paolo Pacorig (108 Ta2) e dal web · moderano Renzo Taffarello e Barbara Finotto

Barbara Finotto: Arrivati ormai ai gironi finali: tavola rotonda?

Renzo Taffarello: Tavola rotonda. Chiamo il professor Vittorio Filippi, che spero ci sia (eccolo lì), dell'Università di Padova, Sociologia, se non sbaglio.

[Vittorio Filippi conferma.]

Perfetto. Purtroppo il professor Roshan Borsato non ce l'abbiamo: è dell'Università Ca' Foscari di Venezia, professore di economia. Abbiamo però il dottor Oscar Zanutto, ISRAA, ora ENEA, che si occupa [inc.]. Tiziana Menegon, che abbiamo presentato prima, per quanto riguarda sanità e comunità, che è già operativa nei gruppi di lavoro. E il dottor Renato Mason, segretario della CGIA di Mestre, per quanto riguarda lavoro e impresa.

Io mi permetto: c'è un cambio di programma. Avevo chiesto a ciascun relatore se voleva metterci qualche slide con qualche numero. Ce le abbiamo, vediamo di mandarle su nel momento in cui ce le chiedono. Però c'è un cambio di programma perché, se mi permettete, signori, i nostri Governatori, che si sono, non voglio dire entusiasmati, comunque appassionati a questa cosa…

[Dalla sala i Governatori correggono: «Entusiasmati», «Incuriositi», «Motivati», «Coinvolti».]

L'abbiamo registrato, per cui adesso è finita per loro. Faranno loro delle domande. Però dobbiamo ricordare che nel sito abbiamo ricevuto anche altre domande, per cui sarà a discrezione dei nostri Governatori se leggere le domande che abbiamo ricevuto in questi giorni da chi si era già iscritto, oppure crearne una nuova in base ai nostri relatori. Loro non sanno che adesso sono stati catturati.

Bene signori, allora come facciamo? Cominciamo con le domande. Prego.

Antonella Genovesi: Buongiorno di nuovo. Abbiamo parlato di longevità come cambiamento, ma la longevità può essere una vera e propria rivoluzione di pensiero? Dal punto di vista economico può essere una rivoluzione?

Vittorio Filippi: Buongiorno a voi, sono felice di partecipare a questo meeting. La longevità certo non è solo un allungamento della vita, che c'è, c'è stato: dal 1990 in Italia la vita media maschile ha già guadagnato 8 anni, quella femminile 6 anni e mezzo. Ripeto, solo dal 1990. E le previsioni indicano ulteriori guadagni di longevità.

Però la rivoluzione è sociale, economica, culturale eccetera, ma è soprattutto antropologica, perché per la prima volta nella storia umana abbiamo un grande spazio di vita che si aggiunge. Non è mai capitato prima. Ed è uno spazio da riempire, su cui nessuno di noi ha istruzioni per l'uso, perché è una novità assoluta. E quindi certo esige, chiede, domanda una vera e propria rivoluzione, cioè un cambiamento di mentalità oltre che di strumenti (ho sentito prima quelli finanziari, sanitari, pensionistici eccetera). È un cambiamento radicale del paradigma con cui noi intendiamo oggi l'allungamento della vita. Quindi è un allungamento che allunga anche molte altre cose, in un certo senso, e che ci cambia radicalmente.

È un grande dono, ma come tutti i doni occorre avere le istruzioni per l'uso, per saperlo godere pienamente.

Roberto Limitone: Ogni nuovo scenario richiede una risposta da parte della governance. Ritenete che l'attuale governance nel nostro Paese sia adeguata rispetto al fenomeno della longevità? Oppure, quali sono gli attuali punti di forza e su quali scenari potremmo fornire degli spunti o degli indirizzi a riguardo?

Renato Mason: Provo a rispondere io, senza la pretesa di essere esaustivo. Mi permettete però una battuta iniziale, che avrei fatto comunque, indipendentemente dalle domande.

Faccio un sincero complimento (non ho bisogno di applausi né di voti, è disinteressato), un sincero apprezzamento per il lavoro che state facendo. Perché il tema affrontato da voi, su cui state lavorando, è un tema politicamente corretto, e quindi tutti bene, tutti fanno il sorriso. Attenti, permettetemi di dire: attenti. Perché restare nell'area del politicamente corretto normalmente porta a pochi risultati. Normalmente: mi auguro che stavolta non siamo nella normalità.

Vengo quindi quasi totalmente alla domanda. Io faccio una distinzione chiara tra invecchiamento e longevità. L'avete fatta anche voi nei vostri documenti, stamattina l'ho sentita parecchie volte: tornate a questo concetto. Bene, mi pare sia l'impostazione giusta. A una condizione: che scegliate quale delle due aree (è vero che c'è un'area grigia in mezzo, tra il nero e il bianco c'è sempre un'area grigia), che voi scegliate quale di queste due aree volete affrontare. Non perché non siate capaci culturalmente di affrontarle, ma perché dobbiamo passare (non «dovete», per riconoscenza del vostro lavoro: dobbiamo passare) dalla conoscenza del politicamente corretto all'attuazione, cioè da un'enunciazione di principio a un progetto.

Il tema dell'invecchiamento, proprio per le qualità che avete richiamato stamattina nei vostri interventi, richiede un'organizzazione, proprio come un'organizzazione statuale. Chiede risorse, chiede attenzioni che la società, se non è organizzata allo scopo, non riesce a dare. Allora è bene che tutti i temi dell'invecchiamento, dall'aspetto sanitario all'aspetto della non autosufficienza, all'aspetto assistenziale in senso stretto, all'aspetto dell'organizzazione sanitaria, dell'assistenza sanitaria sul territorio, tutti questi aspetti, che pure devono essere sotto i nostri occhi, siano affidati ad altri. La società civile non organizzata, il volontariato, la buona volontà di ognuno di noi non ce la fa. E allora qui ecco le istituzioni. Qui dobbiamo essere molto puntuali, molto precisi, stavo per dire molto brutali, nel dire: di questa parte non mi occupo.

C'è l'altra parte invece, cioè la longevità. E tutti i ragionamenti che sono stati fatti stamattina, i lavori dei sette gruppi di lavoro, le analisi, le proposte fatte, per me sono preziosissimi sulla longevità. Attenti: l'attenzione dei portatori di interesse (io uso questo termine in italiano perché non mi piace l'inglese), l'attenzione dei portatori di interesse non è mica sulla longevità, sapete. È sull'invecchiamento. Perché gli investimenti finanziari, la possibilità di fare business, la possibilità di fare (legittimamente, non è una cosa illegittima) utili, è sull'invecchiamento e su tutti gli aspetti dell'invecchiamento. Sulla longevità (io sono uno di quelli longevi) non è che la grande casa farmaceutica, che fa grandi ricerche, ha grandi produzioni, ha grandi ricavi e ha grandi utili, li faccia con me. Se non quando entro nell'invecchiamento: allora è un altro ragionamento. Questa è la prima osservazione, simbolica, un po' fuori dal coro, che faccio.

Ce n'è una seconda, poi taccio, e casomai, se c'è un secondo giro, farò qualche altra riflessione. C'è un secondo aspetto che è stato toccato da voi stamattina e che ho bisogno di sottolineare di nuovo, perché mi pare importantissimo. Avete usato, soprattutto sulla parte urbanistica (invece va usato su tutto), il termine comunità.

Allora, se noi pensiamo, sull'invecchiamento è fuori misura, ma anche sulla longevità, di affrontare il tema in un rapporto singolo, in un rapporto da persona a persona, di risolvere i problemi della longevità (ripeto, molto di più quelli dell'invecchiamento), sbagliamo. O intorno alla persona si ricostituisce (non per ripercorrere modelli del passato) veramente la comunità, cioè un insieme di relazioni, non solo umane, ma relazioni anche di aiuto, di reciproco aiuto, di mutuo aiuto; o si ricostruisce una comunità intorno alla persona (stiamo parlando adesso degli over, evidentemente), altrimenti poi sui giornali vengono fuori morti da venti giorni. Non si sapeva niente, non si è più mosso, le finestre sono rimaste chiuse, le porte non si sono aperte: tutte cose che vedete, non ogni giorno, per fortuna, facciamo le corna, ma cose che vedete.

Allora, attenti a non entrare in un campo dal quale ne uscite sconfitti. Ma pazienza la sconfitta personale: ne esce sconfitto un progetto, ne esce sconfitta una cultura sulla persona anziana, sia essa invecchiamento sia essa longevità. Attenti quindi agli stakeholder che ci sono intorno, a chi ha interessi, a come si muovono. Non sono solo i privati: anche certe istituzioni pubbliche. Attenti, perché noi rischiamo di istituzionalizzare comportamenti, volontà, impegno delle persone, e nel momento in cui sono istituzionalizzati sappiamo benissimo come va a finire, per chi ha un po' di esperienza. Sappiamo benissimo come va a finire.

E chiudo. L'invito che vi faccio è: scegliete una parte del problema, perché avete la capacità di affrontarlo. Stamattina ne avete dato una riprova splendida. Scegliete questa parte, continuate questa azione culturale, con gli occhi aperti e con disincanto. Grazie.

Barbara Finotto: Grazie al nostro segretario della CGIA di Mestre, dottor Renato Mason. Grazie, Renato, per quello che ci ha detto. Grazie a tutti.

Roberto Limitone: [inc.] questo contributo, anche per questo, oggi. Sì, noi saremo molto attenti, come sempre, a viaggiare nella direzione della longevity: questa è la parte che ci interessa. A noi non interessano gli interessi dei privati. A noi interessa che questa fascia di età venga valorizzata adeguatamente dal punto di vista umano innanzitutto, personale. L'attività dei Lions ha sempre al centro la persona: se vediamo che si avvicina a qualcosa di diverso, qua non entra. Questo lo garantiamo tutti, qui abbiamo una cultura di questo, lo garantiamo tutti quanti. Quindi grazie della cosa. Questi siamo noi Lions.

Paolo Pacorig: Lei ha già risposto ad altre domande, per cui adesso ne faccio un'altra. Però proviamo. Banalmente, in passato abbiamo sentito parlare di «largo ai giovani». Oggi questa frase, detta così, è un po' banale, francamente, di fronte a questo nuovo contesto. Largo ai giovani: i giovani si fanno largo da soli, secondo me (ci sono dei Leo qui, ancora). Credo che forse dovremmo (e qui chiedo un commento magari anche da parte di chi non è intervenuto) pensare a un nuovo contratto sociale, cioè qui tutti fanno la loro parte in termini di competenza, in tutti i contesti, in tutti i settori. Questa longevity è importante per noi [inc.] non tanto dal punto di vista economico; ci interessa innanzitutto la valorizzazione delle persone che stanno in quell'età. Come si può pensare un nuovo contratto sociale, o chiamatelo come volete voi? Noi ci affidiamo agli esperti anche in questi termini. Prego.

Oscar Zanutto: Grazie innanzitutto ai Lions per l'invito, e a Renzo Taffarello per questa opportunità.

Provo ad articolare un po' la risposta. La domanda è legata al tema di come ripensare il contratto sociale. Io credo che fino a questo punto della mattina si sia discusso molto del cosa, del fenomeno della longevity. Provo magari in questa risposta a parlare del come, quindi tecnicamente come passare dallo spazio del problema a quello della soluzione possibile. Rispetto a questo mi sento anche valorialmente molto vicino al mio predecessore come intervento, perché concordo sul fatto che il sistema attuale, per certi aspetti, ha tutto l'interesse a perpetrarsi, sia nel mondo del pubblico che in quello del privato.

Allora, una prima distinzione a mio avviso fondamentale è che dovremmo partire da noi. Il titolo del convegno è Longevity r_Evolution, la rivoluzione legata a un concetto molto importante, che è questo: ci sono dei potenziali importanti che potremmo liberare in noi per cambiare la nostra traiettoria di invecchiamento. Prima i colleghi hanno chiaramente detto: c'è il gene, ma c'è il comportamento, c'è lo stile di vita, c'è quello che noi possiamo fare.

Non solo. Mi è piaciuto tantissimo l'esempio che ha portato prima la collega, parlando della signora Paola, ipotetica. Vi ricordate? Diceva di questa signora che ha deciso di trasferirsi in un hotel, dandosi la risposta da sola. Ma la signora Paola (lasciatemi entrare un po' più tecnicamente nelle cose) probabilmente aveva un'istruzione medio-alta, una posizione di reddito (e mi collego a chi mi ha preceduto poc'anzi rispetto alla financial independence; ogni tanto perdonate un po' di inglese), e cioè aveva un potenziale e aveva una progettualità che l'ha portata a dire: «Cerco relazioni. La mia felicità non è in una casa da 3-400 metri quadri, non è stare da sola, ma è stare con le persone, sviluppare contatti». E si è costruita una risposta. Quindi probabilmente aveva un'istruzione medio-alta; probabilmente aveva una capacità di reddito; terzo, era una donna. Non è banale, perché gli studi ci dicono che il livello di consapevolezza del proprio invecchiamento e di progettualità, per esempio post-pensionistica o di ruoli attivi nella società, è rosa. Noi uomini tendenzialmente tendiamo al divano, all'abuso di cibo, di alcol, di fumo, di qualcosa. Abbiamo un gap non banale, sia pur perché c'è tutto un mondo relazionale legato alla cura, alle relazioni sociali, alla dimensione emotiva, che nel mondo femminile ha un suo forte tipo di espressione.

Allora, cosa fare? Primo, dobbiamo operare una distinzione netta tra il concetto di chronoaging e di bioaging. Il chronoaging, credo, è ciò che abbiamo discusso prevalentemente questa mattina, cioè la durata. Fino a oggi il nostro impianto culturale, per tantissime ragioni (sociali, culturali, religiose eccetera), è orientato a spingere la durata. E la durata è quella che fa il gioco del business, collegandomi al discorso di prima.

Vi do un messaggio. Ero due mesi fa a un grosso evento in quel di Helsinki, 1.200 persone. C'era la ministra della salute della Finlandia, la quale dice: «Abbiamo fatto uno studio, e ai giovani finlandesi della durata della vita non gliene frega niente: gli interessa la qualità». Giappone, idem. Parte medio-alta della società americana, idem. Cioè il nuovo driver non è vivere 80-90 anni: è stare sani fino a cinque minuti prima di morire, sostanzialmente.

E qui vorrei proprio dire anche cose non simpatiche. Il tema è che l'invecchiamento è l'unica alternativa alla morte, se ci pensate. Fatemi fare un po' lo psicologo: oggettivamente è così. Lo viviamo come qualcosa di tremendo, ma in realtà, è paradossale, se non vogliamo morire dobbiamo vivere. Quindi il tema è come ci attrezziamo per liberare il nostro potenziale di salute. E quindi, si parlava nella domanda del patto sociale, facendo fatica, che è una cosa che alla gente non piace. Perché quando dobbiamo perdere peso, chi di noi è contento di dover mangiare mezza fetta di torta, o non mangiarla? O da veneto (adoro il vino): puoi berne meno, perché tutti gli studi ci dicono che l'alcol ci devasta il cervello, il fegato, di tutto, tumori, e avanti col disco. Tutte le cose più interessanti sono da evitare o da contenere. Quindi dobbiamo far fatica.

Questo significa che probabilmente, in primis la politica e poi i sistemi tecnici devono fare tre cose. La prima: dire che la festa è finita e i soldi non ci sono per tutti. Prima chi mi ha preceduto diceva: se andiamo avanti così, l'INPS va in crash. Io mi sento già (sono del '72) in una generazione che dice: «Ma perché devo versare ancora il contributo?», se poi sarà molto, molto probabile che quando avrò 67 anni mi dicano: «Lavora fino a 70». Ok. E quindi devi mantenere un sistema. È chiaro che oggi siamo dentro un pentolone che deve tenere questo equilibrio. Ma c'è un tema che viene seriamente affrontato dall'Europa: spostare i soldi, non tanto nel curare quella parte finale di longevità che sviluppa malattia, perché noi stiamo costando l'80% del nostro costo sanitario negli ultimi tre anni di vita. Stiamo bene, bene, bene, e negli ultimi tre anni cominciamo a costare una cifra pazzesca. Io lavoro per un ente che segue gli anziani, quindi vi parlo da dentro il sistema.

La seconda cosa è fare fatica. Quindi sviluppare quella che, provo a semplificarlo, io definisco un po' una ikeizzazione della salute, cioè un modello IKEA della salute, che è questo. Quando tu compri un mobile IKEA sai che devi fare un po' di fatica: hai i pezzi, hai le istruzioni, ma te lo devi montare. Monti il tavolo, bene. E noi dobbiamo montarci la nostra salute. Significa che quando siamo tanto giovani (apro e chiudo parentesi: siamo al 30% di obesità infantile in Italia, con un picco pazzesco nel Centro-Sud; con tutta la nostra narrazione sull'alimentazione italiana, di fatto ci stiamo diabetizzando, obesizzando; ok, chiudo la parentesi)… Quindi il tema è da presto, presto, presto, ma diciamo a un certo punto dell'età adulta dobbiamo cominciare ad agire. E questo è il tema della coproduzione insieme alla società, ai sistemi, ai servizi, ai prodotti che legittimamente fanno business. In America c'è un fiorire di app col tuo cerottino, che dialogano col telefono e ti dicono cosa dovresti mangiare per tenere giusti i tuoi picchi glicemici. Perfetto: io sono assolutamente un tecnofilo, tecnologia a manetta, ma una tecnologia volta alla consapevolezza, che lavori su tre grandi pilastri di questa coproduzione della salute.

Quindi: tipo di alimentazione; movimento. Avevo un dato che stava nelle slide, ma ve lo do a braccio: abbiamo solo il 22% degli anziani che fa un po' di attività fisica, cioè niente. I chilometri pro capite a piedi, in bicicletta eccetera ci vedono vicino ai greci, ai bulgari, nelle statistiche. Una volta ero a un meeting europeo in Svezia. Ci portano a vedere un po' di cittadini un po' avanti negli anni, e c'era circa un 10% di persone fratturate, con il braccio ingessato, la gamba ingessata. Scioccato: in Italia si vede ogni tanto qualcuno che si è rotto una gamba, ma [inc.]. «Ma come mai sono tutti fratturati?» «È perché fanno sport.» Non è normale, no? E allora ci sono delle partite amichevoli tra Finlandia e Svezia, di calcio, di pallavolo, dove questi [inc.] se le danno, e si rompono, e per loro è normale: «Mi sono rotto, mi aggiusterò, ma faccio sport».

Terzo, socialità. Stiamo raggiungendo dei picchi da panico di isolamento e di tassi suicidari nei due estremi della società: adolescenti e anziani. Gli anziani si suicidano tanto.

E finisco e passo la parola al collega, perché probabilmente dovremmo lavorare su un concetto importante: nell'isola di Okinawa, che ha il massimo del rapporto di centenari ogni centomila abitanti, il quintuplo del Giappone e il sestuplo del dato medio europeo, c'è il concetto dell'ikigai, che è: perché mi devo alzare dal letto al mattino. Banalmente, questo concetto giapponese è darmi un perché di connessione sociale, e quindi connessione con la tua famiglia, con il tuo vicino, con la comunità. E questo processo probabilmente non accadrà spontaneamente: dovremo mettere in moto un'ingegneria sociale, passatemi il termine, che noi psicologi, sociologi, insieme al mondo dei servizi, siamo chiamati a compiere come missione sociale.

E non da ultimo, si è parlato di housing, anche per ottimizzare le opzioni abitative. Quindi anche qua il patto sociale: è inutile vivere su 300 metri quadri da soli, con dei costi di manutenzione energetici, quando abbiamo giovani che non trovano casa. Sperimentazioni di intergenerazionalità fatte da Inghilterra, Irlanda, Germania, Francia, che hanno il quintuplo (UK 5 volte) degli investimenti nel senior housing di quanti ne abbiamo in Italia. E pensate (io sono mestrino) che Mestre ha il 16% dei condomini con un ascensore: quindi se tu sei anziano al terzo piano, sei morto, se ti lascia un ginocchio o un arto o qualcosa. Bene, grazie.

Barbara Finotto: La ringrazio. Abbiamo sentito la risposta del dottor Oscar Zanutto, che è responsabile dei progetti di innovazione dell'istituto ora chiamato ENEA, che per i trevigiani era conosciuto come ISRAA. Vi facciamo qualche altra domanda, poi passiamo agli amici del pubblico. Prego, Paolo.

Paolo Pacorig: Noi prendiamo sempre spunto dalle domande che sono arrivate via web. Se prima voleva essere una prima provocazione la battuta «largo ai giovani», è arrivata un'altra domanda molto interessante. Non è che attraverso il concetto di longevità rischiamo di dare spazio a quella crisi dei tre quarti d'età che ci mette di fronte alla voglia, quasi all'obbligo morale, di continuare a essere produttivi per forza fino alla fine?

Tiziana Menegon: Grazie. È una domanda molto sfidante, e io sono molto contenta di chi mi ha preceduto, perché ha espresso molti concetti di promozione della salute, che è quello di cui mi occupo. Avere reso collegiali anche questi concetti, che non sono più esclusivi di una disciplina ma diventano cultura di tutti, ci aiuta a dare già un'amalgama alla risposta che dovremo costruire insieme.

Alla domanda: certamente osare di essere produttivi di più apre una responsabilità. Io credo che, avendo un tesoro come le persone che hanno realizzato, mi auguro anche in sintonia con quello che era il loro desiderio da giovani, una vita piena, una vita abbondante, una vita che ha generato ricchezza, valore, relazioni, sia più che lecito che questa cosa continui a dare una produttività. Ma questa responsabilità, a mio avviso, ha una declinazione: è una responsabilità rispetto ai bisogni, che sono diversi dalla domanda.

Noi abbiamo una domanda di salute su cui dovremo aprire: che cos'è salute oggi? Che cos'è salute per un giovane oggi, piuttosto che per una persona adulta, piuttosto che per una persona anziana? Sicuramente avremo risposte diverse. L'Organizzazione Mondiale della Sanità continua ad aggiornare questa definizione di salute, che sempre più include dimensioni che noi abbiamo un po' timore di nominare. Stamattina è stata nominata la dimensione spirituale, che magari è diversa da quella religiosa; preparando questo momento con il mio gruppo di lavoro abbiamo detto che le persone scelgono la propria vita molto in base alle proprie credenze e ai loro credi. E noi, in una società ormai multietnica ma anche multiculturale, pensando alle dimensioni generazionali autoctone, che hanno visioni diverse, dovremmo interrogarci e chiedere loro: che cosa è per te salute, qual è il tuo bisogno di salute, e come posso misurarlo, non solo con i numeri ma anche con dimensioni qualitative? Sono cose a cui magari non siamo ancora del tutto preparati, o pronti ad avere le risposte, e poi non solo a gestirle ma anche a «gestarle», mi permetto questa espressione un po' femminile, che ci ricorda la dimensione del tempo. È un lavoro quasi più agricolo: voi oggi tracciate dei solchi nella terra, ma non possiamo ancora mangiare il frutto della semina che oggi state facendo. Quindi vi ringrazio, perché in questa cosa respiro un po' di sintonia con la Presidente [N.d.R.: la relatrice si riferisce alla Governatrice del Distretto 108 Ta1 Antonella Genovesi, seduta fronte palco con gli altri due Governatori che ponevano le domande della tavola rotonda].

Oggi per voi è il momento dell'apertura di un desiderio, in cui provate a nominare un desiderio, che è quello di mettervi in gioco rispetto a questo tema, in cui siamo già dentro. Il mio desiderio, io che sono medico e mi occupo di sanità pubblica, è di avervi protagonisti, insieme ad altri, in questa messa a terra concreta della semina: dal sogno, dal desiderio, a un progetto.

E l'inizio del progetto è proprio questo che stiamo facendo: aprire le parole, aprire le partnership (scusate, uso l'inglese un po' male), aprire il dialogo, come quando ci si incontra. Lo scambio comincia così, in cui ciascuno mette i propri valori. Io sono contenta perché vi conosco attraverso questo evento, quindi ho respirato quali sono i valori Lions, e ciascuno di noi ha i propri; però senza una chiara espressione dei valori ogni progetto diventa inagibile, non può essere portato in azione.

Quindi abbiamo bisogno anche di un confronto critico. Io che lavoro in un'istituzione ho dei vincoli, ma ho anche un mandato, che è addirittura codificato come livello essenziale di assistenza: quello di facilitare nella comunità l'attivazione di processi intersettoriali, di misurare i bisogni di salute, quindi di disegnare il profilo epidemiologico, per usare una parola tecnica, di chi abbiamo di fronte e quale bisogno esprime; quello di portare literacy, di portare un'informazione competente, perché io devo dare il nome alle cose, e anche, passatemi il termine, contenere le fantasie rispetto a quella che è l'aspettativa.

Per cui sì, over 75, over 85, abbiamo diritto a una pienezza di vita in tante dimensioni, ma probabilmente queste dimensioni sono diverse man mano che cresciamo, e abbiamo una responsabilità etica di essere onesti nei nostri confronti, ma anche nei confronti dei nostri figli, dei nipoti e degli altri che con noi fanno questa avventura del vivere. Mi fermo; non so se ho risposto. Grazie.

Antonella Genovesi: Grazie per questo contributo. Quello che lei ha detto mi risuona moltissimo, soprattutto per quanto riguarda l'approccio, perché mi pare di comprendere che lei prediliga un approccio olistico, integrato, in cui tutti i partner all'interno della società possano, come noi Lions, dare un contributo per ascoltare ciò che dalla comunità ci promana, e a volte anche assistere in quel compito che è demandato alle istituzioni (faceva riferimento ai LEA), affinché possano essere coadiuvate nella messa a terra, perché ormai si fa fatica anche a livello di enti e di istituzioni.

Una delle domande, per quanto concerne le slide e gli interventi che ci sono stati, è: la longevity ci spinge a potenziare i servizi, ma per l'innovazione cosa stiamo facendo? Chi potrebbe…? Grazie. Queste sono le domande che arrivano dal link, dal collegamento.

Renato Mason: Le slide le trovate poi a disposizione; non le proiettiamo, perché il tempo è quello che è e abbiamo sforato. Cosa dicono queste slide? Sono delle slide sul Veneto e dimostrano, non in una storia lunga di secoli ma parlo degli ultimi vent'anni, che se noi coniughiamo la longevity con l'autonomia personale, e quindi anche come attore della crescita della nostra società, quindi produzione, quindi lavoro, paradossalmente… Andiamolo a vedere: paradossalmente la provincia del Veneto che ha più persone over 65 che continuano a lavorare è quella considerata, dai politicamente corretti, dai dibattiti paludati e paludosi, la più arretrata, la meno avanzata, la culturalmente più indietro: è la provincia di Rovigo.

Questo può far riflettere. Perché dico questo? E aggiungo un altro dato, che chi gira il Veneto vede. Queste proposte di co-housing, di grandi strutture per i servizi agli anziani, sia longevity che invecchiamento, normalmente sono in quei posti, in quelle province, in quelle città in cui è più evidente, più clamoroso, più inaccettabile uno stato di salute, uno stato di benessere dopo i 65 anni. Allora mi viene da pensare: è un problema di dare maggiori servizi? No. Se ce ne sono di più… non sto dicendo che dobbiamo fare un passo indietro. Ma non è un problema di maggiori servizi.

È un problema (guardate che non voglio sfuggire: vedete che io molte volte volo a 10.000 metri, ma poi scendo a 10 metri da terra) culturale, nel senso vero del termine, cioè di un progetto di vita, e quindi di un'azione rispetto al progetto di vita, di una capacità di essere abili nel progetto di vita. E noi stiamo scimmiottando una società, o un'impostazione di società, che è culturalmente estranea al nostro mondo. Parlo dell'Italia rispetto ad altri Paesi che normalmente vengono presi ad esempio: chi non prende ad esempio l'avanzatissima Norvegia? Mamma mia, la Norvegia, ragazzi, noi siamo piccoli. Chi non prende la Svezia? No, non è quello il nostro modello. I dati dimostrano che non è quello il nostro modello. Mica il nostro è perfetto, sapete: anzi, ha bisogno di tante implementazioni, di innovazione, di innovazione di servizi, di innovazione culturale, certo. Ma non è quella la soluzione.

E chiudo. Sempre più l'ambiente di governance nel quale siamo inseriti, l'Europa, più o meno 27, più o meno 25, più o meno euro, eccetera, ha un modello culturale a cui fa riferimento che non è il nostro, non è quello dei Paesi mediterranei. Dobbiamo farci valere di più. Quindi grazie per l'azione che state facendo (e non lo dico per captatio benevolentiae, non me ne può fregare di meno): grazie per quello che state facendo, perché noi tentiamo di proporre dei valori o una visione culturale diversa dagli altri, non contro gli altri. Non mi interessa andare contro; mi interessa richiamare il modello culturale nostro, non per camminare in avanti con lo sguardo indietro. Il passato è passato: dobbiamo pensare cose nuove sui valori e sulla visione culturale.

Questo è il messaggio che mi sento di rispondere. Guardate che lo faccio con passione, perché sto vivendo anch'io queste cose, le sto vivendo personalmente, le vedo, le tocco: sono inserito nel mondo della piccola impresa. La piccola impresa è formidabilmente orientata alla longevity nella gestione dell'azienda. La grande impresa è impersonale: è il fondo che è proprietario. Non si sa qual è il fondo, ma è un fondo proprietario, o più fondi. [inc.] che si affaccia il paron, scusate la banalità, non voglio essere [inc.], che si affaccia il paron o il dirigente: c'è una relazione, c'è un rapporto personale.

E chiudo veramente: purtroppo noi abbiamo un grandissimo ostacolo su questo, che per politicamente corretto, perché non conviene, perché ogni giorno abbiamo le elezioni, ogni giorno abbiamo i voti da raccogliere (nel senso che la governance ha i voti da raccogliere), c'è un grandissimo ostacolo, che è il quadro regolatorio di cui ci siamo dotati, cioè il complesso di leggi che dobbiamo applicare, che impedisce, scoraggia. L'avete detto chiaramente in una delle relazioni dei vostri gruppi di lavoro. Bellissimo: c'è un elenco meraviglioso di cose da fare. State attenti, attenti alla governance: non vuol dire solo il ministro, il politico, vuol dire tutta la classe dirigente, che è anche quella economica, quella associativa, quella sociale. Se siamo capaci di seguire almeno qualcuna di quelle proposte, allora avremo la possibilità di dire a qualcuno che ha 66 anni, un giorno: «Beh, stai qua ancora», o «io continuo», o «io do una mano con i limiti che ho». E quei limiti che avrò (ha ragione la dottoressa), quei limiti che avrò [inc.], quindi dovrò attrezzarli. Grazie.

Renzo Taffarello: Grazie, dottor Mason. Ho un'ultima domanda, che le viene questa volta non dai Governatori, e neanche dal web, ma dal pubblico.

Giancarlo Masia: Buongiorno, dottor Mason. Sono Giancarlo Masia, ho 67 anni, quindi sono in pensione dall'anno scorso, e lavoro: due lavori, sette giorni su sette. Volevo dire che forse i Lions devono continuare a occuparsi di longevity, perché la longevity secondo me è la cerniera tra quello che siamo e quello che diventeremo, con fortuna.

E volevo riformularle la domanda. Se noi dobbiamo continuare su questo (dico «noi» mettendomi propriamente parte dei Lions, perché sposo la causa per principio), noi dovremmo proseguire questo progetto. Ho capito il sottostante degli stakeholder, dei portatori di interesse, che ovviamente è un'industria della salute che in questo momento fattura a livello mondiale 11 miliardi. Però c'è un'altra industria che non è stata citata qui, che non è statale e che non è quindi sotto le grinfie di tutta una serie di meccanismi: è l'industria del benessere, che fino a 25 anni fa fatturava 200 miliardi, attualmente fattura 7 trilioni di dollari e arriverà a 9 entro tre anni.

Quindi io penso, e concludo, che forse a questo punto valga la pena di valutare questa tendenza di crescita dell'industria del benessere in chiave non dell'invecchiamento puro e semplice ma della longevity. Cioè, noi vogliamo continuare a lavorare fino a 80 anni, spero. Grazie.

Oscar Zanutto: [inc.] mattina, come un grande volano economico in risposta ai bisogni. Gli Stati Uniti sono partiti a bomba da tempo. Noi facciamo parte di una rete americana che si chiama Aging 2.0, che catalizza proprio investimenti nel settore dell'invecchiamento, ma nella logica che abbiamo discusso stamattina: cioè non nella fase terminale, ma proprio dei bisogni di chi si attrezza dal punto di vista dell'abitare, finanziario, degli stili di vita, eccetera. Quindi è un'enorme opportunità. Mi torna che in Italia se ne parli poco o niente (grazie a voi, che ovviamente state…), ma non abbiamo una Silver Valley da qualche parte. C'è stato un tentativo in Lombardia qualche tempo fa, sì, certo. Però è paradossale che, dopo Giappone e Spagna, siamo i terzi per invecchiamento, e questo tema non viene trasformato e gestito proprio in una logica di governance, con spazi di innovazione.

Il tema delle regole è fondamentale. Guardate, io di mestiere faccio progetti europei. La maggior parte degli ostacoli che incontriamo, per esempio nell'uso dell'intelligenza artificiale, che ha un potenziale enorme, usata bene, nel fare diagnosi precoce di un sacco di cose (demenza, ipertensione, diabete, che sono tra il 30 e il 40% sottostimati e sottodiagnosticati: uno va a uno screening e scopre che ha il diabete, e non è il 3% di sottodiagnosi, è il 30%), dove si schiantano? Nel non poterci passare i dati tra servizi sanitari, sociali, tra N attori, eccetera.

Quindi il quadro del GDPR, della privacy, ampiamente discusso: certo, privacy, ma dobbiamo trovare soluzioni che tolgano il tappo a questa situazione, che ci vede a metà tra Cina e Stati Uniti, che per motivi diversi vanno come dei treni. Quindi troviamo la nostra via, che certamente speriamo non sia quella del riconoscimento facciale, del controllo col drone, eccetera, perché questo è il lato buono del GDPR che abbiamo in questo momento. Però in certi ambiti, come questi, il patto tra noi cittadini, io credo, deve essere chiaro: se io faccio prevenzione con l'uso dei miei dati, il mio ritorno sono interventi precoci di diagnostica e di salute.

La Finlandia fa questo. Dice ai cittadini (da 10 anni sta raccogliendo i dati, sta alimentando l'AI): tu puoi abilitare se il tuo dato lo vede solo il tuo medico, oppure il centro che si prende cura di te, o l'intero sistema in forma anonima, diciamo anonimizzata, per alimentare dei big data. Per cui sanno, a livello di Veneto, dove sta crescendo il diabete, dove sta arrivando la demenza, e per tempo vai ad agire lì. Il Regno Unito è avantissimo: ha colto il Covid come grande opportunità (ero a Londra due anni fa su questo) per dire: quello che abbiamo fatto con l'app Covid adesso lo portiamo e lo scaliamo a un livello più alto, gestendo dati della popolazione per fare interventi preventivi.

Questo alla fine diventa un investimento pubblico che ti consente di spendere molto meno verso il futuro, perché è come guidare la tua auto piena di sensori, che ti dice prima che hai consumato i freni e che forse è il caso di cambiarli, per non trovarti con i freni che non frenano e andare a schiantarti. Grazie.

Renzo Taffarello: Grazie infinite, dottor Zanutto. Un'altra domanda viene dal nostro past governatore Gianni Nardelli, nonché professore universitario.

Gianni Nardelli: Un ringraziamento particolare alle componenti del panel: ci hanno riportato nella cruda [inc.], che poi è quella che ci interessa.

La domanda è banale: questa longevità dove la dobbiamo collocare? Come la possiamo gestire? Perché, banale, esiste: c'era, c'è e continuerà a esserci. E se ci poniamo questa domanda, la risposta può essere di questo genere. Proviamo a vedere il pubblico: andiamo dal Comune, andiamo dalla Regione. Sono già oberati di lavoro, devono pensare ai redditi bassi, devono pensare ai [inc.], devono pensare agli immigrati: hanno dei pensieri importanti, che sono un po' lontani da quelli che stiamo affrontando noi oggi. E allora cosa facciamo? Ci rivolgiamo a un altro ambito, al privato. Ma la signora Paola ci ha già spiegato tutto: prende una stanza in albergo, prende un biglietto su una crociera, e il problema è risolto.

E allora per fortuna c'è un terzo settore, c'è un volontariato, che giustamente può collaborare con le aziende benefit e può portare avanti che cosa? Una terapia fondamentale, che è quella di stimolare incontri sociali nelle comunità. Questo è un trattamento medico, ma non è un trattamento medico speciale come quelli che siamo abituati a fare per crisi o condizioni mediche speciali. Quindi un'associazione di volontariato come questa, a cui noi ci onoriamo di appartenere, ha un ruolo sociale fondamentale. Quindi l'argomento è valido, il supporto è valido, la via per affrontarlo è altrettanto valida. Grazie.

Renzo Taffarello: Risponde il nostro docente universitario.

Vittorio Filippi: Se andate a vedere le raccomandazioni della SIGG, con due G, cioè la Società Italiana di Gerontologia, in gennaio è venuto fuori un avvertimento, un consiglio meglio, sull'utilizzo delle cosiddette università della terza età, o università degli adulti, come vengono poi rinominate un po' eufemisticamente. Si dava perfino la piccola e bella provocazione che al medico geriatra competesse perfino la possibilità di mettere nella ricetta che era bene frequentare l'università della terza età, per una somma di n motivi. Quindi certamente l'aspetto della stimolazione intellettuale, culturale e così via, ma anche la socialità, perché l'università della terza età, o come viene denominata, non è che si faccia da soli, a tu per tu col docente o in rete: c'è un gruppo, che quindi favorisce le relazioni.

Papa Francesco, negli ultimi anni del suo pontificato, aveva buttato lì il discorso del grande rischio della solitudine. Noi andiamo verso una società della solitudine. Io non li ho portati qui, ma se guardate il dato, a metà secolo (e non manca poi molto) il tipo di famiglia più diffuso in Veneto sarà la non famiglia, cioè le persone sole. Il trascinamento delle persone sole, delle famiglie cosiddette unipersonali, che è un po' un ossimoro, è dato appunto dall'invecchiamento crescente: saranno soprattutto donne, vedove, anziane. Donne, vedove, anziane.

Ecco quindi l'importanza del discorso del volontariato, di tutte quelle possibili reti sociali che possono essere stabilite, con un'avvertenza. Avremo sempre più reti non familiari, per il dimagrimento della consistenza della famiglia, delle reti di parentela; avremo sempre più reti extrafamiliari, che vuol dire di vicinato, amicali, colleghi di lavoro, tutto ciò che una volta si chiamava i legami di sangue. I legami di sangue stanno diminuendo, stanno dimagrendo vorticosamente, e quindi è un guardare altrove. Ma d'altro canto, e concludo, chi ha mai detto che i legami di sangue siano decisamente migliori di quelli non di sangue? Non sta scritto, francamente, da nessuna parte: è un discorso di retorica che però, dal punto di vista sociologico, non dice più granché. Grazie.

Renzo Taffarello: Grazie a tutti. [inc.] ai tre Governatori che abbiamo qui davanti, che oggi sono diventati i tre tenori che hanno dato voce a questo Tema di Studio, senza dimenticare il rapporto del nostro amico della Sicilia. E con questo voglio promettere che continueremo questo tipo di lavoro, di attività, come abbiamo già parlato con Roberto, in maniera che si possa ampliare questo studio. E mi auguro che noi, che siamo al nord, e l'altro sud si riesca a unire tutta la penisola, e che questo tipo di servizio possa essere esteso a tutti noi. È solo questo. Grazie.

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Capitolo 21
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Le conclusioni della Regione Veneto

Paola Roma — Assessore regionale ai Servizi Sociali, Longevità, Sport e Politiche Abitative, Regione Veneto (videomessaggio)

[Barbara Finotto annuncia che, nell'impossibilità di essere presente, l'assessore Paola Roma ha inviato un breve video di saluto.]

Buongiorno a tutti. Ringrazio il Governatore, ringrazio tutti i Lions presenti e ringrazio per questa opportunità di poter conoscere tutta l'attività che voi avete svolto nei vari gruppi di lavoro, in maniera importante, affrontando punto per punto tutte le tematiche legate a questo.

Sicuramente l'opportunità è quella di collaborare assieme a voi, e quindi di collaborare su questi temi, che diventano fondamentali soprattutto nel fare squadra e nel fare rete. E lo possiamo fare perché voi rientrate a pieno titolo attraverso le associazioni che possono contribuire a questo.

Ma soprattutto grazie perché, partendo dalla prevenzione, e partendo proprio da quel fattore importante che la vostra associazione porta avanti all'interno dei vari progetti, dei vari service che vengono svolti, davvero possiamo lavorare di squadra per dare dei futuri, ma soprattutto delle indicazioni, anche inserendo i vari attori nei tavoli.

Quindi grazie per il lavoro che state facendo, e naturalmente rimango in attesa di avere tutti i vostri documenti per continuare insieme nei gruppi di lavoro.

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Capitolo 22
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Ringraziamenti e saluti finali

Renzo Taffarello e i Governatori — Conclusioni

[Barbara Finotto invita i relatori della tavola rotonda a un pensiero conclusivo («Non mollate, continuiamo a lavorare») e, con questo auspicio, lascia la parola a chi è stato l'ideatore di tutto, Renzo Taffarello.]

Renzo Taffarello: Io vi rubo solo un minuto, che diventerà un'ora e mezza, quindi mettetevi comodi.

Io devo ringraziare tutti quelli che sono qua, ma questi signori in particolare, perché li conosco personalmente. Oscar Zanutto mi ha introdotto al concetto della longevità; la dottoressa Tiziana Menegon ci ha guidato dentro i meccanismi e le logiche che le sono proprie: lei lavora all'ULSS di Treviso. Poi ho ritrovato un amico, Vittorio Filippi, con cui ci frequentavamo negli ambiti accademici. E l'ultima che si è aggiunta è la CGIA di Mestre, ma soprattutto nella persona di Renato Mason, che ci crede, a questo tipo di impianti. Li ho, passatemi la parola, stalkerizzati, in questo senso.

Ci manca uno, il più giovane, che è furbo e quindi non si fa vedere: Roshan Borsato, professore a Ca' Foscari, con cui condividiamo dei percorsi accademici comuni, che ha curato la tesi sulla longevity e che mi sta dando una mano: stiamo lavorando anche su temi scientifici legati alla longevity.

Io devo ringraziare queste persone perché fanno parte del comitato tecnico-scientifico del Distretto, sotto l'egida di Lions Longevity, e ci stanno dando dei contributi, come vedete, importantissimi. Quindi sono lì, seduti lì, perché ci hanno dato la possibilità di qualificare bene i nostri pensieri. E mi auguro che continuerete a stare con noi: sarete nominati a vita contributori, a gratis, di pensieri di questo tipo.

Con me (e non voglio fare nomi, perché altrimenti sicuramente mi dimentico qualcuno) c'è un comitato della longevity, che trovate scritto sui libri dei Lions, sul portale, che mi ha dato una mano. Sicuramente, se lo dico adesso che sono emozionato, mi dimentico di qualcuno, per cui mi fermo: andate a vedere sul portale e trovate i nomi di tutti quelli che ci hanno dato una mano. Qui ne vedo alcuni: Marilisa Grigolon, che ha fatto l'intervento; Jacques Amarà, che io ho chiamato Jacques Le Monde per un bel periodo, e gli sono sempre grato perché mi ha permesso di aprire questa strada.

Ovviamente i miei Governatori, il Governatore Limitone e Barbato prima, che mi hanno sostenuto. E gli altri due Governatori, che ho avuto modo di conoscere strada facendo, di cui sono entusiasta perché abbiamo messo su dei gruppi di lavoro misti su questa cosa. Ringraziate non me, ma ringraziate tutti loro, che hanno permesso questo.

Paolo Pacorig: Un cenno, scusate l'intervento, però, ai tre soggetti che sono stati delegati nei rispettivi distretti come officer per occuparsi del tema della longevity. Allora, [inc.] li ricordiamo noi? I semplici nomi. Allora, cominciamo dal 108 Ta1.

Antonella Genovesi: Antonio Dezio, e anche Fiorenza Nordera, si sono distinti.

Paolo Pacorig: Alba Rosa Montanari, che è qui presente: bravissima, grazie ancora.

Roberto Limitone: Io ringrazio Renzo Taffarello e tutta la squadra, Paolo Borgato, Bruno Gazzignato, Barbara Finotto, che sono gli organizzatori, e tutti coloro che hanno contribuito dal punto di vista scientifico. Adesso diamo un saluto, va bene Renzo, e chiudiamo la giornata. Bene, prego, al 108 Ta1.

Antonella Genovesi: Io penso che abbiamo lanciato un'idea di condivisione, per creare sempre ponti, laboratori di idee, ed essere coloro che ispirano la comunità. Quindi grazie, oggi, per essere stati insieme, e buon proseguimento.

Paolo Pacorig: Quest'anno, per Lions International e per il Multidistretto Italia, la longevity è stata un tema di studio, e noi speriamo che questo sia solo l'inizio di un lavoro che continuerà a portare avanti un percorso di studio, di conoscenza, ma anche di proposte. Per cui un grazie a tutti quelli che si sono impegnati qui oggi e hanno voluto dare anche il loro importante contributo, confidando che questo sia un inizio. Grazie.

Roberto Limitone: Bene, io ringrazio i nostri relatori. Grazie: ci avete dato delle indicazioni in questo nostro primo passo che facciamo nella direzione che abbiamo detto. E rispondo anche a voi: noi non molliamo, andiamo avanti. Grazie ancora. Abbiamo concluso.

[Barbara Finotto: «Grazie a tutti.»]

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